Saggio breve. Paolo
e Francesca: "Che morte non vi separi"
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Lo scrittore argentino Borges, lo
scrittore svedese Lagercrantz e il critico Spegno dedicano all'episodio di
Paolo e Francesca interpretazioni dissimili. Individuate analogie/differenze ed
esprimete il vostro punto di vista.
Lo scrittore argentino Jorge Luis
Borges intorno al 1940 scrisse dei brevi saggi su Dante. I brani proposti
riguardano l'episodio di Paolo e Francesca e la lettura del loro rapporto alla
luce della personalissima esperienza d'amore di Dante e Beatrice:
"Beatrice esistette
infinitamente per Dante. Dante, molto poco, forse niente, per Beatrice; tutti
noi siamo propensi, per pietà, per
venerazione, a dimenticare questo penoso contrasto, indimenticabile per Dante.
Leggo e rileggo le traversie del suo illusorio incontro [di Dante con Beatrice]
e penso a due amanti che l'Alighieri sognò nella bufera del secondo cerchio e
che sono emblemi oscuri, anche se egli non lo comprese o non lovolle, di quella
felicità che non ottenne. Penso a Francesca e a Paolo, uniti per sempre nel
loro Inferno ("Questi che mai da me non fia diviso"). Con un amore
spaventoso, con angoscia, con ammirazione, con invidia, deve aver forgiato
questo verso."
"C'è qualcosa che Dante non
dice, ma che si avverte per tutto l'episodio e forse gli conferisce la forza
che ha. Con infinita pietà, Dante ci racconta il destino dei due amanti e
sentiamo che prova invidia per quel destino. Paolo e Francesca sono
nell'Inferno e Dante si salverà, ma loro si sono amati, mentre lui non ha
ottenuto l'amore della donna che ama, di Beatrice. C'è poi una sorta di vanto
nelle parole di Francesca, e Dante deve sentirlo come qualcosa di terribile,
perché è separato per sempre da Beatrice. Invece quei due reprobi stanno
insieme, non possono parlarsi, turbinano nel nero mulinello senza alcuna
speranza, nemmeno - ci dice Dante - quella che le sofferenze possano cessare,
ma stanno insieme. Quando Francesca parla dice 'noi': parla pe sé e per Paolo,
altro modo di essere uniti. Sono uniti per l'eternità, condividono l'Inferno, e
questo a Dante dev'essere sembrato una specie di Paradiso.
Sappiamo che è molto turbato. Poi
cade come un corpo morto."
( Jorge Luis Borges, Nove saggi
danteschi, Adelphi 2001, pagg.
95-96; 127-128.)
Lo scrittore svedese Olof
Lagercrantz intorno al 1960 ha scritto un libro su Dante: Scrivere come Dio
e a proposito di Paolo e Francesca esprime un giudizio analogo a quello di
Borges:
"Nel poema, Francesca e
Paolo, non sono unicamente le immagini riflesse dei due amanti del ciclo
d'Artù, Lancillotto e Ginevra: Essi si configurano anche come contrapposti
della coppia di amanti per eccellenza della Commedia: Beatrice e Dante. Anche
Dante come Francesca era stato preso d'amore per una 'bella persona' e questo
amore sarebbe stato determinante per tutta la sua esistenza. Quando Francesca
racconta del suo amore e di come si legò per sempre a Paolo, il pellegrino
tiene il capo chinato. Quando Virgilio gli domanda a cosa stia pensando, lo
udiamo rispondere: 'Ohimè, quanti dolci pensieri, quanto fervore portò costoro
- Francesca e Paolo - al doloroso passo'. E' facile comprendere la pensosità di
Dante e lo sfondo personale delle sue riflessioni. Egli aveva visto Beatrice in
tutto il fulgore della sua bellezza giovanile e il cuore gli si era risvegliato
in petto. Anche lui deve aver desiderato quel genere di felicità e quella
comunione che Francesca aveva cercato e trovato …Se qui egli appare così
fortemente turbato di fronte a Francesca, è perché riconosce se stesso e la
propria vita."
(Olof Lagercrantz, Scrivere come Dio, Marietti 1983, pag. 30.)
Natalino Spegno, sempre a
proposito dell'episodio di Palo e Francesca, è di parere diverso:
"Ad evitare ad ogni modo le
troppo facili e anacronistiche interpretazioni in senso romantico, giova
ritenere che il senso totale dell'episodio non si esaurisce nello stato d'animo
dei singoli attori che vi partecipano, non nella passione e nell'intenerita
debolezza di Francesca e neppure soltanto nella perplessità del personaggio
Dante, ma si chiarisce proprio, drammaticamente, nell'incontro di un'anima
vinta dal peccato con un'anima che anela a vincere le condizioni del peccato, e
nel giudizio etico, sottinteso ed implicito, ma sempre presente, del Dante
poeta che crea i suoi personaggi e sta al di sopra di essi, assegnando a
ciascuno la sua finzione esemplare e suscitando di volta in volta una
situazione poetica confacente alle ragioni dottrinali del suo assunto."
(Inferno, a cura di
Natalino Spegno, La Nuova Italia 1985, pagg. 53-54.)
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