Saggio breve: I mostri dell'inferno dantesco
Obiettivi:
Valutazione:
Consegne:
Traccia:
Descrivi,
parafrasando i versi proposti, i mostri che popolano l'Inferno di Dante
individuando i nessi con la letteratura latina e il rapporto del Medioevo con
il mondo classico. In particolare, individua il significato allegorico dei
mostri nell'immaginario medievale e trova dei riferimenti con il mondo
contemporaneo: quali sono i mostri che aleggiano oggi nella nostra mente e che
cosa rappresentano?
L'inferno dantesco è popolato
di mostri demoniaci, spesso tratti dall'Eneide e rielaborati
fantasticamente come nel caso di Minosse, il re di Creta che nell'Inferno ha il
ruolo di giudice: le anime confessano i peccati e Minosse secondo il numero
degli avvolgimenti della sua coda assegna loro la destinazione nei gironi
infernali.
Stavvi Minòs orribilmente, e
ringhia:
esamina
le colpe ne l'entrata;
giudica
e manda secondo ch'avvinghia.
Dico che quando l'anima mal
nata
li
vien dinanzi, tutta si confessa;
e
quel conoscitor de le peccata
vede qual luogo d'inferno è
da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.
A
guardia dei golosi troviamo Cerbero, un cane mostruoso con tre teste e crini di
serpente. Anche in questo caso la fonte è classica: il VI libro dell'Eneide
e le Metamorfosi di Ovidio.
Cerbero,
fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li
occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti, ed iscoia ed isquarta.
Sugli
spalti della città di Dite aleggiano le Furie, le Erinni, che Dante ha
incontrato in molti passi di poeti latini (Virgilio, Ovidio e Stazio).
…………………
però che l'occhio m'avea tutto tratto
ver l'alta torre a la cima rovente
dove
in un punto furon dritte ratto
tre furie infernal di sangue tinte,
che membra femmine avìeno e atto,
e con
idre verdissime eran cinte;
serpentelli e ceraste avien per crine,
onde le fiere tempie erano avvinte.
Nel
settimo cerchio Dante e Virgilio vengono trasportati nel cerchio sottostante
dal mostro Gerione simile ad un uomo nel volto, leone nelle zampe artigliate,
serpente nel corpo e con la coda biforcuta come le pinze di uno scorpione.
Anche in questo caso Dante aveva presente la mitologia classica (Virgilio,
Ovidio e Orazio), ma rinterpreta fantasticamente la figura del mostruoso
gigante.
E
quella sozza immagine di froda
sen venne, e arrivò la testa e 'l busto,
ma 'n su la riva non trasse la coda.
La
faccia sua era faccia d'uom giusto,
tanto benigna avea di fuor la pelle,
e d'un serpente tutto l'altro fusto;
due
branche avea pilose insin l'ascelle;
lo dosso e 'l petto e ambedue le coste
dipinti avea di nodi e di rotelle:
……..
Nel
vano tutta sua coda guizzava,
torcendo in su la velenosa forca
ch'a guisa di scorpion la punta armava.
Nel centro dell'Inferno, nel lago ghiacciato del
Cocito, sta Lucifero, un gigante con un capo di tre facce e sei enormi ali di
pipistrello: è il simbolo del male. Lucifero osò ribellarsi a Dio che per
punirlo dell'enorme ingratitudine lo fece sprofondare nell'inferno.
Lo 'mperador del doloroso regno
da
mezzo 'l petto uscìa fuor de la
ghiaccia;
…………
Oh
quanto parve a me gran meraviglia
quand'io vidi tre facce a la sua testa!
L'una dinanzi, e quella era vermiglia;
l'altr'eran
due, che s'aggiugnìeno a questa
sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla,
e sé giugnìeno al loco de la cresta;
e la
destra parea tra bianca e gialla;
la sinistra a vedere era tal, quali
vegnon di là onde 'l Nilo s'avvalla.
Sotto
ciascuna uscivan due grand'ali,
quanto si convenìa a tanto uccello:
vele di mar non vid'io mai cotali.
Non
avean penne, ma di vispistrello
era lor modo; e quelle svolazzava,
sì che tre venti si movean da ello:
quindi
Cocito tutto s'aggelava.
……………….
Da
ogne bocca dirompea co' denti
un peccatore, a guisa di maciulla,
sì che tre ne facea così dolenti.
Percorso: