Saggio breve: Natura e bellezza

 

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Tempo: 4 ore; spazio: 4 colonne di foglio protocollo diviso a metà

 

Traccia:

 

Individuate il rapporto che fin dall’antichità classica ha legato la bellezza femminile al paesaggio contestualizzando i brani antologizzati e individuando analogie/differenze. Inoltre, il rapporto donna/bellezza ha alimentato l’immaginario fino ai nostri giorni, per esempio la pubblicità o i testi dei cantautori; fate dei riferimenti attuali desunti dalle vostre personale conoscenze.

 

Te, dea, te fugiunt venti, te nubila coeli

adventumque tuum, tibi suavis dedala tellus

summittit flores, tibi rident aequora ponti

pacatumque nitet diffuso lumine caelum

(Lucrezio, De rerum natura, I, 6-9)

 

O dea, davanti a te e al tuo arrivo fuggono i venti e le nubi del cielo, per te la terra industriosa fa sbocciare i fiori belli da vedere, per te ride la distesa del mare e il cielo pacato risplende di luce diffusa

 

 

 

Il poeta Guido Guinizzelli identifica la donna con la natura:

 

Io voglio del ver la mia donna laudare

ed assembrarli la rosa e lo giglio:

più che stella diana splende e pare,

e ciò ch’è lassù bello a lei somiglio.

 

Verde river ‘a lei rasembro e l’are,

tutti color di fior, giano e vermiglio,

oro ed azzurro e ricche gioi per dare:

medesmo Amor per lei rafina meglio

 

 

 

appare splendente più che la stella del mattino

 

 

 

 

 

lo stesso Amore, attreverso di lei, ingentilisce meglio i cuori

 

L’immagine dell’aria che vibra per la luminosità della donna in un sonetto di Guido Cavalcanti:

 

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,

che fa tremar di chiaritate l’are

e mana seco Amor, sì che parlare

null’omo pote, ma ciascun sospira?

 

In un altro sonetto Cavalcanti non associa la donna ai fiori: è la stessa donna ad avere in sé i fiori:

 

Avete ‘n vo’ li fior’ e la verdura

e ciò che luce od è bello a vedere,

risplende più che sol vostra figura:

chi vo’ non vede, ma’ non po’ valere

I fiori e la verzura, cioè la natura verde

 

il vostro volto (figura)

chi non vi vede non potrà mai avere alcuna virtù

 

Petrarca nella canzone Chiare, fresche et dolci acque (vv. 40-52) stabilisce una corrispondenza del tutto soggettiva fra Laura e l’ambiente circostante:

 

Da’be’ rami scendea

(dolce ne la memoria)

una pioggia di fior’ sovra ‘l suo grembo;

et ella si sedea

humile in tanta gloria,

coverta già de l’amoroso nembo.

Qual fior cadea sul lembo,

qual su le trecce bionde,

ch’oro forbito et perle

eran quel dì a vederle;

qual si posava in terra, et qual su l’onde;

qual con un vago errore

girando parea dir: Qui regna Amore.

 

La rievocazione della bellezza di Laura:

 

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,

e ‘l vago lume oltra misura ardea

di quei begli occhi ….

 

Nella canzone Di pensier in pensier, di monte in monte ( vv. 46-48) il desiderio della bellezza di Laura viene suscitato  da un paesaggio aspro:

 

et quanto in più selvaggio

loco mi trovo e ‘n più deserto lido,

tanto più bella il mio pensier l’adombra*.                     *se la rappresenta

 

Il rapporto tra paesaggio e bellezza della donna viene ripreso, in epoca umanistica, dal Poliziano. Nelle Stanze (I, 43) così appare Simonetta:

 

Rideli a torno tutta la foresta

e quanto può suo cure disacerba;

nell’atto regalmente è mansueta,

e pur col ciglio le tempeste acqueta

 

 

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