Articolo: Chi si cela sotto il falso nome di Lesbia?

 

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Delinea il ritratto di Lesbia/Clodia avvalendoti del materiale proposto e inserendo a tua scelta momenti particolarmente significativi del romanzo d'amore di Catullo tratti dalla lettura del Liber, senza distorcere e decontestualizzare i riferimenti.

 

Catullo chiama la sua donna Lesbia, ma chi si cela dietro questo falso nome? Catullo non ne vela solo il nome: ci dice che era bellissima, ma non ce ne dà mai una descrizione. Ci offre un ritratto in negativo enumerando tutto quello che manca all'amica di Mamurra per potersi paragonare con Lesbia (c. 43):

 

Salve, ragazza dal naso non piccolo,

dal piede non grazioso, occhi non neri,

dita non lunghe, bocca non ben netta,

conversazione non troppo elegante,

amante di un fallito in quel di Formia.

In provincia ti dicono graziosa?

Vieni paragonata alla mia Lesbia?

 

Quasi certamente la Lesbia di Catullo era in realtà Clodia, una sorella del tribuno Clodio e moglie del tribuno Q. Cecilio Metello Celere che nel 61 a.C. morì lasciandola vedova. Apparteneva a quel genere di donne anticonformiste, colte ed emancipate che Sallustio ritrae parlando di Sempronia (Bellum Catilinae, 25):

 

"Faceva parte del gruppo [dei congiurati] Sempronia, una donna: ma aveva compiuto più volte azioni temerarie più d'un uomo. La fortuna le aveva dato tutto: la nascita, la bellezza, il marito, i figli; era istruita in letteratura greca e latina, cantava e sonava con grazia, più che non sia necessario a una donna onesta; e sapeva fare molte altre cose che sono incentivi alla lussuria. Il pudore, la dignità erano l'ultima cosa per lei; non avresti saputo dire a che cosa tenesse di meno, se al denaro o al buon nome; lussuriosa tanto da eccitare gli uomini prima d'esser richiesta; di regola, mancava di parola …non mancava d'intelligenza, componeva versi e battute di spirito, sapeva esprimersi con modestia, con garbo o con sfrontatezza; possedeva infine una buona dose d'umorismo" (trad. di L. Storoni, Mazzolani).

 

Di Clodia abbiamo poi una testimonianza diretta. Cicerone, nell'orazione in difesa di Celio ( Pro Celio, 49) accusato da Clodia, sua ex amante, di veneficio, ritrae la donna sullo sfondo della dolce vita romana dell'epoca:

 

"Ammettiamo che una donna senza marito abbia aperto la sua casa alle voglie di ognuno e si sia messa a condurre una vita da mondana; che si sia data a frequentare i bagordi di uomini assolutamente estranei a lei, in città, in villa, in mezzo al gran mondo che frequenta una località come Baia; ammettiamo infine che una donna si faccia giudicare per quella che è non solo per come si muove e si abbiglia, per il genere di persone di cui si circonda, per l'ardore che mette negli sguardi e per la licenziosità dei discorsi, ma anche per quel suo abbracciare e baciare la gente, per il contegno che tiene sulle spiagge, per le gite in barca e per i banchetti che frequenta …" (trad. di Pacitti).

 

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