Analisi: Dante è Ulisse?
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Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges
intorno agli anni Quaranta pubblicò dei brevi saggi su Dante. Uno di questi
tratta del XXVI canto dell'Inferno. Analizza il saggio critico di Borges
individuando la tesi di fondo e paragonandola con altri riferimenti critici
presenti nel testo che avvalorano il giudizio di Borges. Si richiede inoltre un
riassunto efficace e sintetico del canto in questione come pure degli altri
riferimenti testuali a cui la trattazione allude; sintesi che va immessa
nell'analisi, come chiarificazione e supporto argomentativo, non come
inserimento a se stante.
E' mio intento considerare
…l'enigmatico racconto che Dante mette in bocca a Ulisse …[che] nel raccontare
la sua impresa, la definisce insensata ("folle")…L'aggettivo è quello
che Dante riferisce, nella selva oscura, al tremendo invito di Virgilio
("temo che la venuta non sia folle"), la sua ripresa è intenzionale.
Quando Dante giunge sulla spiaggia intravista da Ulisse prima di morire, dice
che nessuno ha potuto navigare quelle acque e farne ritorno; poi racconta che
Virgilio lo cinge con un giunco, "com'altrui piacque": sono le stesse
parole usate da Ulisse nel rivelare la sua tragica fine. Carlo Steiner scrive:
'Il poeta ha certo pensato ad Ulisse, naufragato in vista di quel lido. Ma
Ulisse aveva voluto giungervi con le sole sue forze. Dante, novello Ulisse,
starà cinto di umiltà, aperto l'animo alla fiducia di Dio, come un vincitore su
quello stesso lido, al quale lo ha condotto la ragione illuminata e sorretta
dalla Grazia'. Ripete tale opinione August Ruegg: ' Dante è un avventuriero
che, come Ulisse, calca sentieri mai calcati, esplora mondi che nessun altro ha
conosciuto e si prefigge le mete più difficili e remote. Ma qui si esaurisce il
paragone. Ulisse intraprende a proprio rischio e pericolo avventure proibite;
Dante si lascia condurre da forze superiori'.
Avvalorano tale distinzione due
celebri passi della Commedia. Uno è quello in cui Dante si giudica
indegno di visitare i tre mondi ultraterreni ("Io non Enea, io non Paulo
sono"), e Virgilio gli rivela la missione affidatagli da Beatrice; l'altro
è quello in cui Cacciaguida lo esorta a pubblicare il poema.
[Dante interroga nel XVII canto
del Paradiso il trisavolo Cacciaguida sulla sua missione di poeta
esprimendo dubbi e perplessità: nei tre regni è venuto a conoscenza di cose
che, se riferite, potranno suscitare l'ira dei potenti; ma se per paura dovesse
tacere, teme di perdere la fama presso i posteri: Come dovrà comportarsi?. - E'
naturale - gli risponde Cacciaguida - che chi si sente in colpa verrà colpito
dalla dura verità, ma tu devi narrare tutto ciò che hai visto e imparato senza
timore o riguardo per nessuno e lascia che chi avrà motivo di dolersene si
dolga.Tu osa dire la verità anche contro i potenti; gli esempi che tu hai fatto
di anime famose e illustri scuoteranno le coscienze di coloro che leggeranno il
tuo poema.]
Di fronte a simili testimonianze
appare fuori luogo attribuire uguale valore alla peregrinazione di Dante, che
porta alla visione beatifica e al miglior libro scritto dagli uomini, e alla
sacrilega avventura di Ulisse, che si conclude con l'Inferno. Questa azione
sembra il rovescio di quella.
Tale argomento, tuttavia, implica
un errore. L'azione di Ulisse è indubbiamente il viaggio di Ulisse, perché
Ulisse altro non è che il soggetto di cui si predica quell'azione, ma l'azione
o l'impresa di Dante non è il viaggio di Dante, bensì la realizzazione del suo
libro. Il fatto è ovvio, ma si tende a dimenticarlo, perché la Commedia
è redatta in prima persona, e l'uomo che è morto [Dante] è stato messo in ombra
dal protagonista immortale [il personaggio Dante]. Dante era teologo; più d'una
volta la stesura della Commedia gli sarà parsa non meno ardua, forse non meno
rischiosa e fatale, dell'ultimo viaggio di Ulisse… Aveva osato considerare
Beatrice Portinari quasi uguale alla Vergine e a Gesù. Aveva osato anticipare
le sentenze dell'imperscrutabile Giudizio Finale, ignote anche ai beati; aveva
giudicato e condannato le anime di papi simoniaci …Plausibili tracce di tale
contrasto perdurano nel testo [i dubbi di Dante nel dialogo con Virgilio e i
dubbi di Dante espressi a Cacciaguida sull'opportunità della pubblicazione
della Commedia sfidando l'ira dei potenti].
In questi passi Dante avrebbe dunque simboleggiato un conflitto mentale;
io suggerisco che lo simboleggiò anche, nella tragica storia di Ulisse, e che a
tale carica emotiva deve la sua tremenda forza. Dante fu Ulisse e in qualche
modo potè temere il castigo di Ulisse.
(J. L. Borges, Nove saggi
danteschi, Adelphi 2001, pp. 43-49)
Percorso consigliato:
1. Rispondi prima alle seguenti
domande che aiutano a comprendere la tesi del saggio di Borges:
2. Analizzato il contenuto del
saggio inserisci i riassunti dei passi a cui si fa riferimento e soprattutto
del XXVI canto in modo da rendere efficace e chiara l'analisi che non
necessariamente deve mantenere la scansione delle domande.