Tacito, Agricola, 42

 

Nel 93 d.C. il suocero di Tacito, Gneo Giulio Agricola, muore (forse avvelenato per ordine di Domiziano). Con Nerva si ricomincia a respirare e nel 98 Tacito scrive la laudatio funebris che risente del mutato clima politico. Tacito addita in Agricola il prototipo dell'onesto servitore dello stato, lontano dal servilismo quanto dalla sterile opposizione dei nostalgici dell'antica res publica. "Anche sotto imperatori malvagi possono esserci grandi uomini": questa affermazione ridimensiona le ambitiosae mortes - l'eroismo spettacolare degli oppositori del regime ansiosi di martirio - a vantaggio di chi, con umiltΰ e spirito di sacrificio, si θ dedicato al bene della collettivitΰ in pace e in guerra.

 

Proprium humanii ingenii est odisse quem laeseris: Domitiani vero natura praeceps in iram, et quo obscurior, eo inrevocabilior, moderatione tamen prudentiaque Agricolae leniebatur, quia non contumacia neque inani iactatione libertatis famam fatumque provocabat. Sciant quibus moris est inlicita mirari, posse etiam sub malis principibus magnos viros esse, obsequiumque ac modestiam, si industria ac vigor adsint, eo laudis excedere, quo plerique per abrupta sed in nullum rei publicae usum ambitiosa morte inclaruerunt.

(Tacito, Agricola, 42)

E' proprio della natura degli uomini odiare colui che essi hanno offeso. L'indole di Domiziano era, in veritΰ, incline all'ira, quanto piω chiusa tanto piω irrefrenabile; tuttavia, egli veniva placato dalla moderazione e dalla prudenza di Agricola, che non sfidava la gloria, e con essa la morte, con spavalderia e neppure con vana ostentazione di indipendenza. Sappiano coloro che son soliti ammirare gli atti di illegalitΰ, che anche sotto cattivi principi vi possono essere uomini grandi e che, con l'obbedienza e un giusto equilibrio accompagnati da un'energica attivitΰ, si puς giungere a toccare quella fama, per la quale divennero celebri molti che, attraverso vie aspre e scoscese, cercarono una morte sensazionale, senza alcun vantaggio per la cosa pubblica. (Trad. di L. Lenaz)

E' tipico della natura umana odiare chi si θ offeso; Domiziano, d'altra parte, pur incline per indole all'ira tanto piω implacabile se soffocata, era in parte acquietato dal comportamento di Agricola fatto di misurata prudenza, che non cercava la gloria sfidando la morte con spavalderia e con vana esibizione di libertΰ di spirito. Sappiano coloro che son soliti ammirare i gesti d'impossibile idealismo che anche sotto cattivi principi vi possono essere uomini grandi e che una riservata obbedienza, se accompagnata da energica operositΰ, puς innalzare al vertice di quella gloria di cui molti si fasciano con un vistoso sacrificio tutto personale, attraverso arduo percorso e senza vantaggio per lo stato. (Trad. di M. Stefanoni)

 

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