Seneca, De vita beata,
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Obiettivi:
§
capacità di trasferire competenze acquisite su Seneca
traducendo un brano sconosciuto
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assimilazione del lessico e comprensione del pensiero del
filosofo
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capacità di trasferire la metafora del passo in una lingua
italiana altrettanto afficace
Consegne:
§
Tempo: 2 ore
Punteggio:
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comprensione del significato del brano p. 4
§
individuazione della struttura linguistica e delle
peculiarità stilistiche p. 3
§
traduzione italiana corretta nella scelta lessicale p. 3
Il trattato De vita beata
che Seneca dedica al fratello fu composto intorno al 58 d.C. L'operetta si apre
con una lunga metafora sul cammino dell'uomo, quasi un'allegoria del viaggio
terreno, che riprende un topos ampiamente sfruttato: la ricerca di strade non
battute da altri, di una via personale, migliore proprio perché non affollata.
La rapidità eccessiva (quo …concitatius fertur), la direzione sbagliata
(eo…longius recedat…, si via lapsus est), la velocità di movimento (ipsa
velocitas maioris intervalli causa fuit), sono le coordinate esistenziali sulle
quali ognuno deve intervenire, lasciandosi guidare da un esperto, non facendosi
trascinare dalle voci dei più.
Vivere, Gallio frater, omnes beate volunt, sed ad pervidendum quid sit
quod beatam vitam efficiat caligant; adeoque non est facile consequi beatam
vitam, ut eo quisque ab ea longius recedat quo ad illam concitatius fertur, si
via lapsus est; quae ubi in contrarium ducit, ipsa velocitas maioris intervalli
causa fit. Proponendum est itaque primum quid sit quod appetamus; tunc
circumspiciendum qua contendere illo celerrime possimus, intellecturi in ipso
itinere, si modo rectum erit, quantum cotidie profligetur quantoque proprius ab
eo simus ad quod nos cupiditas naturalis impellit. Quamdiu quidem passim
vagamur non ducem secuti sed fremitum et clamorem dissonum in diversa
vocantium, conteretur vita inter
errores brevis, etiam si dies noctesque bonae menti laboremus.