Agostino, Confessiones, V, 12

 

Negli anni 382-383 Agostino apre a Cartagine una scuola di retorica, ma deluso dell'indisciplina degli studenti si trasferisce a Roma e da qui a Milano dove incontra Ambrogio. Agostino in un primo tempo si sente incuriosito dalla fama del vescovo e intende verificare la bravura dell'eloquenza del vescovo di Milano e invece scopre, assorbendoli inconsapevolmente, i valori cristiani della fede

 

Et veni Mediolanum ad Ambrosium episcopum, in optimis notum orbi terrae, pium cultorem tuum, cuius tunc eloquia strenue ministrabant adipem frumenti tui et laetitiam olei et sobriam vini ebrietatem populo tuo. Ad eum autem ducebar abs te nesciens, ut per eum ad te sciens ducerer. Suscepit me paterne ille homo dei et peregrinationem meam satis episcopaliter dilexit. Et eum amare coepi primo quidem non tamquam doctore veri, quod in ecclesia tua prorsus desperabam, sed tamquam hominem benignum in me. Et studiose audiebam disputantem in populo, non intentione, qua debui, sed quasi explorans eius facundiam, utrum conveniret famae suae an maior minorve proflueret, quam predicabatur, et verbis eius suspendebar intentus, rerum autem incuriosus et contemptor adstabam et delectabar suavitate sermonis[…]

Sed longe est a peccatoribus salus, qualis ego tunc aderam. Et tamen propinquabam sensim et nesciens.

(Agostino, Confessiones, V, 13)

Passai così a Milano, ad Ambrogio, vescovo noto in tutto il mondo tra gli ottimi, tuo pio servitore. La sua robusta eloquenza allora dispensava al tuo popolo il fior di frumento, l'olio della letizia, la sobria ebbrezza del tuo vino. La tua mano mi conduceva a lui senza che io lo sapessi, per essere condotto, cosciente, da lui a Te. Egli, l'uomo di Dio, mi accolse con bontà paterna: da buon vescovo accolse il pellegrino. Presi subito ad amarlo, sulle prime, purtroppo, non come un maestro di quella verità che io non speravo affatto di trovare nella tua Chiesa, ma per la sua bontà verso di me. Ero assiduo ascoltatore delle spiegazioni che teneva al popolo, non con lo scopo con cui avrei dovuto, ma quasi per giudicarne l'eloquenza, se conforme alla fama, se più o meno fluente di quanto si diceva, e pendevo dalle sue labbra, attratto dalle parole, ma non interessato, anzi alquanto infastidito dell'argomento. La dolcezza del suo dire mi dava piacere […]

"Lontana dai peccatori è la salvezza", ed io ero di quelli: Però andavo avvicinandomi ad essa, a poco a poco, senza saperlo.

(traduzione di C. Vitali)

Giunsi dunque a Milano dal vescovo Ambrogio, noto in tutto il mondo come uno dei migliori, tuo pio servitore, i cui discorsi dispensavano efficacemente al tuo popolo "il fiore del tuo frumento, la letizia del tuo olio, la sobria ebbrezza del tuo vino". E io senza saperlo ero condotto da te a lui per essere condotto da lui a te. M'accolse come un padre quell' "uomo di Dio" e si rallegrò del mio pellegrinaggio con vero affetto vescovile. E io presi ad amarlo, all'inizio non tanto come dottore della verità, che disperavo di trovare nella tua Chiesa, ma come persona ben disposta verso di me. E con interesse lo ascoltavo quando parlava in pubblico, non però con l'intenzione con cui avrei dovuto ma quasi per saggiare la sua eloquenza, se fosse all'altezza della sua fama, e fluisse meglio o peggio di come si diceva: non ne perdevo una parola, e senza dare alcun peso e valore al contenuto mi godevo la soavità dell'eloquio […]

Ma "lontana dai peccatori è la salvezza", e tale ero io allora. E tuttavia, pian piano, mi avvicinavo a essa, senza saperlo.

(traduzione di G. Chiarini)

 

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