Saggio breve. La modernità di D'Annunzio

 

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Traccia:

 

Avvalendoti della documentazione proposta scrivi un saggio sulla figura e l'opera di D'annunzio (con particolare riferimento a Il Piacere).Amplia la prospettiva sui testi letti in classe collegandoli all'ultima citazione di Ferroni e approfondisci con argomenti personali la tragica "modernità" di D'Annunzio facendo riferimenti all'attualità o alla tua esperienza personale

 

Giulio Ferroni a proposito del romanzo di D'Annunzio Il Piacere (1889) scrive:

"Al centro del romanzo c'è un personaggio di intellettuale, Andrea Sperelli, che per molti caratteri si identifica con l'autore e del quale si descrivono le ambizioni, le contraddizioni, le idee e i gusti artistici: la vita estetizzante e mondana del giovane D'Annunzio si trasfigura, in Andrea, in un modello di distinzione e di eccezionalità, che si offre alla sbalordita ammirazionedel pubblico borghese; gli ozi edonistici e le velleità culturali del bel mondo romano si innalzano a mito sociale, divengono segni di superiorità di carattere, di gusto, di ambiente".

 

L'inizio del secondo capitolo è una sorta di manifesto aristocratico del romanzo:

"Sotto il grigio diluvio democratico odierno, che molte belle cose e rare sommerge miseramente, va anche a poco a poco scomparendo quella special classe di antica nobiltà italica, in cui era tenuta viva dei generazione in generazione una certa tradizione familiare d'eletta cultura, d'eleganza e di arte.

A questa classe, ch'io chiamerei arcadica perché rese appunto il suo più alto splendore nell'amabile vita del XVIII secolo, appartenevano gli Sperelli. L'urbanità, l'atticismo, l'amore delle delicatezze, la predilezione per gli studi insoliti, la curiosità estetica, la mania archeologia, la galanteria raffinata erano nella casa degli Sperelli qualità ereditarie".

 

Il critico Ezio Raimondi sempre a proposito del Piacere scrive:

"Andrea Sperelli con la sua 'anima camaleontica, mutabile, fluida, virtuale' di 'delicato istrione' e con la 'estrema impressionabilità del suo sistema nervoso cerebrale' si abbandona al 'crudele giuoco distruttore' dell'analisi e alle 'fantasmagorie molli e fuggevoli' di una coscienza priva di centro perché non unificata dal volere, dall'aut aut di una scelta. Al 'senso morale' egli anteponeva il senso estetico, il 'culto della Bellezza' che consacrava l'istante di un'apparizione mentre rifiutava il 'grigio diluvio democratico' dell'esistenza comune".

 

Giulio Ferroni ,analizzando il significato storico delle opere di D'Annunzio, sostiene che esse "costituiscono uno sterminato museo del kitsch, che si espande per un'Italia ancora pre-industriale, carica di storia e di bellezza, ma trasformata dallo scrittore in scenario per fittizie passioni eccezionali, e già aperta al consumo turistico, all'invasione degli oggetti meccanici e industriali. Nei confronti della natura, dei luoghi storici, degli oggetti artistici, D'Annunzio mostra una volontà di conquista totale, che sembra dar voce estrema al processo di appropriazione e trasformazione dell'ambiente storico e naturale appena avviato dal mondo borghese e industriale … la sua opera utilizza la cultura come barbarie, come strumento per possedere e soggiogare l'universo e l'uomo: essa manipola la tradizione culturale, occultandone ogni possibile contraddizione e configurandosi soltanto come un prendere , un ghermire, che ignora sistematicamente tutto ciò che è 'altro'.

Si tratta di un atteggiamento minacciosamente 'moderno' …

 

Percorso consigliato:

 

  1. avere presente la biografia dell'autore e il rapporto arte/vita
  2. considerare il periodo storico (dal trasformismo di De Pretis, ai primi passi del movimento operaio, all'espansione coloniale, alla democrazia autoritaria di Crispi e al governo Giolitti)
  3. inserire l'estetismo di D'Annunzio nel panorama del decadentismo