Saggio breve. Il concetto di democrazia nel mondo occidentale

 

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Prendendo spunto dalle citazioni di un saggio del classicista Canfora - che sottopone a critica luoghi comuni come il concetto di democrazia e maggioranza nella loro accezione assoluta, la formazione del consenso nel passato e nel presente e che invita a riflettere sulla differenza fra destra e sinistra come pure sull'importanza della memoria storica per comprendere le dinamiche attuali - esprimete il vostro punto di vista , integrando l'elaborazione del saggio breve con citazione di fatti storici pertinenti desunti dal vostro bagaglio di conoscenze acquisite nel corso degli studi e con riferimenti di attualità.

 

  1. Socrate fu vittima di una maggioranza che sbagliò?

 

Il classicista Luciano Canfora nel saggio Critica della retorica democratica (Laterza 2002) si chiede se la maggioranza può avere torto invitando il lettore contemporaneo a riflettere per esempio sull'attuale dilagante fortuna di movimenti  oscurantisti e antiegualitari che conseguono la maggioranza, e a volte prendono il potere, grazie a una capillare "diseducazione di massa"  resa possibile dagli illimitati strumenti di comunicazione e manipolazione del consenso. Contro l'asserzione di una democrazia puramente elettoralistica introduce il concetto che la maggioranza non sia un fatto aritmetico ma politico, riferendosi per esempio al consolidamento del regime fascista in Italia quando il principio aritmetico di maggioranza venne assunto come valore assoluto di legittimazione. Canfora parte da lontano: dal processo a Socrate nel 399 a.C. condotto da una giuria di 500 membri che espresse 220 voti a favore del filosofo; pertanto lo scarto che determinò la condanna fu di una trentina di voti.

Quale fu il clima in cui maturò il verdetto di colpevolezza nei confronti di Socrate? Comici di successo (Aristofane, le Nuvole, e Amipsia, il Conno) presero di mira il filosofo ed entrarono nella rosa dei vincitori del festival annuale del teatro riscuotendo quindi consenso di pubblico e di critica. "Con il linguaggio odierno si potrebbe dire che il teatro comico ha fortemente suggestionato l'opinione pubblica contro Socrate: che ha assolto cioè alla funzione degli odierni media …Che il teatro esercitasse una potente funzione di orientamento e di suggestione è indiscutibile, anche in quel mondo premoderno, se solo si considera la 'sorveglianza' di Stato sulle rappresentazioni, di cui proprio Platone parla nelle Leggi: Platone il quale definisce 'teatrocrazia' la democrazia di tipo ateniese". (pagg. 5-6).

Canfora, sfatando un luogo comune - Atene paladina della democrazia , mentre tutto o quasi il pensiero politico greco è una costante critica alla democrazia - sostiene che fra le esperienze del mondo antico "tentate" dal modello democratico sono state scelte due soluzioni: o il rifiuto tout court o lo svuotamento del modello. Comunque, solo le élites, una ristretta oligarchia, è stata ritenuta in grado di guidare lo Stato. Atene, nonostante la retorica democratica, è governata da una timocrazia (solo le due più alte classi di censo potevano aspirare al governo della città e al controllo militare e finanziario). Il sistema attuale, in Europa e Usa, "può accostarsi, per molti aspetti alla pratica ateniese, dove una élite proveniente dai ceti mercantili e industriali dirige la cosa pubblica facendosi periodicamente legittimare dalle masse" (pag. 36).

 

  1. Bush jr. ha democraticamente vinto le elezioni?

 

Canfora, a proposito delle presidenziali americane del 2000, premette la considerazione che il resoconto dei risultati finali che sancirono la vittoria di Bush venne dato non in base al numero dei voti ma al computo percentuale, nascondendo così che la maggioranza degli aventi diritto di voto non esercitò tale diritto e che pertanto fu solo una minoranza ad avvalersene ed a concorrere così al risultato elettorale. Ma, secondo Canfora, il fatto sensazionale è un altro: "E' scattato il divieto di contare i voti: operazione che avrebbe determinato la sconfitta del candidato che doveva vincere …forze potenti esigevano quel presidente, e dovevano comunque averlo …per imporre scelte capitali quali il rifiuto del protocollo di Kyoto [salvaguardia dell'ambiente dagli effetti del capitalismo incontrollato] e il rilancio delle 'guerre stellari' [lo scudo spaziale in previsione di un futuro conflitto Cina-Usa]" (pagg. 23-24).

 

 

  1. Chi governa oggi? La politica o la finanza?

 

A sfatare un altro mito oggi in voga - la legittimazione elettorale è il mandato sovrano per governare - Canfora ricorda che Blair conferì alla Banca centrale d'Inghilterra un'autonomia di manovra che nessun governo conservatore avrebbe mai immaginato, fatto che il presidente della Bundesbank, Tietmayer, giudicò positivamente affermando che finalmente i governi d'Europa avevano scelto l'abdicazione per quanto attiene ai poteri decisionali in favore degli esperti monetari. I grandi istituti di credito quindi esercitano il potere senza alcuna legittimazione elettorale: un paradosso della democrazia!  "Naturalmente la competenza dei grandi banchieri è indiscutibile. Forse addirittura essi si sentono la moderna incarnazione dei platonici filosofi-reggitori. Resta il fatto che la progressiva e irreversibile 'translatio imperii' verso sedi non elettive ma tecniche è fenomeno di tale centralità, che non può essere ulteriormente celato dietro la retorica della acclarata universalità del meccanismo elettivo-rappresentativo". (pag. 68)

"Le decisioni cruciali sulla politica economica promanano da organismi tecnici e dal potere finanziario, mentre i parlamentari si accapigliano sulla fecondazione assistita …"(pag. 67) o sul diritto alla "dolce morte".

Edward Luttwark nel saggio La dittatura del capitalismo (Mondadori 1999) sostiene che quello che definisce "turbo-capitalismo" mira all'unicità del modello che tende a spazzar via le differenze  e ad omogeneizzare il mondo per realizzare un gigantesco mercato dominato dalle multinazionali e dalle lobbies.

 

  1. Perché la sinistra perde quasi sempre le elezioni?

 

Fatta eccezione per rari momenti (Spartaco, Cromwell, il Terrore, la Comune, La Rivoluzione d'ottobre) la sconfitta elettorale della sinistra nei paesi ricchi è un dato di fatto che in parte spiega la particolare devozione della destra per il meccanismo parlamentare, che diventa uno strumento essenziale per l'esercizio del potere tramite il "consenso". Ma non è improprio definire democrazia un sistema politico dove il voto è merce sul mercato politico, dove chi aspira a diventare  "rappresentante del popolo" deve sborsare cifre enormi per la campagna elettorale e dove il ceto politico esprime tendenzialmente le classi medio-alte e abbienti? Un'altra ragione del perché la sinistra nelle odierne democrazie perda quasi sempre le elezioni è data ovviamente dal condizionamento del consenso nella disputa elettorale tra destra e sinistra: nei paesi ricchi la maggioranza "adora i valori, i comportamenti e i modelli rappresentati dai detentori della ricchezza" propagandati da quel potente strumento di potere che è la comunicazione di massa (pag. 28).

La sinistra sembra vittima del sistema parlamentare e succube della cultura dei suoi antagonisti (pagg. 27-28).

  1. Qual è la distinzione fra destra e sinistra?

 

Citando Bobbio Canfora individua l'eguaglianza come terreno di differenziazione e come pietra di paragone. "La sinistra assume l'uguaglianza come valore dominante, e costruisce le sue strategie politiche in funzione di essa … la destra no. La destra afferma oggi il 'liberismo' come suo credo dominante (parola connessa al concetto di libertà, e dunque molto presentabile e molto attraente) e invece dell'uguaglianza non fa un fine. Semmai la riduce alla parità dei 'diritti', senza mai chiarire di quali diritti si tratti: e infatti basterebbe concentrarsi sul diritto alla felicità, al benessere, alla cultura ecc. per capire come la parità di diritti riporti all'uguaglianza, e al problema di come promuoverla, anziché limitarsi a contemplarla come istanza legittima. …[A proposito della] coppia concettuale esclusione/inclusione, al centro delle lotte in atto sul pianeta …la sinistra, se vuole essere tale, si schiera per l'inclusione, per l'accettazione dell'altro, del diverso, dell'escluso. La destra invece esclude. E tende a serbare la situazione conquistata di benessere o privilegio per i ceti e gruppi, per le nazionalità, i paesi, le consorterie, che hanno già in mano benessere e privilegi.

Il razzismo, in ogni suo aspetto, è la quint'essenza della destra. Esso racchiude in sé tutti i vari tipi di pulsione all'esclusione. E' un atteggiamento mentale e pratico che attecchisce in tutti i ceti". (pagg. 30-31).

 

  1. Perché finiscono le rivoluzioni?

 

Riflettendo sulla rivoluzione francese dell'89 e su quella russa del '17 Canfora nota che "dopo la seconda generazione quell'esperienza non si trasmette … e che il fondamento delle rivoluzioni è innanzi tutto la tensione morale …. Quel quid della psicologia collettiva che effettivamente mette in moto il sommovimento rivoluzionario … [che] per esplodere ha bisogno della diffusa convinzione dell'insostenibilità dell'ordine esistente e della convinta scelta di mettere in discussione tutto, dalla tranquillità di vita alle certezze quotidiane …: appunto perché è una scelta radicale …richiede slancio e tensione morali molto al di sopra della media, spesso propiziate da condizioni eccezionalissime come una guerra catastrofica (1917) o l'improvvisa rivelazione dell'incredibile debolezza del potere (1789). Ma la tensione morale che induce alla scelta estrema …non si trasmette, né per via 'genetica' né per via pedagogica. Semplicemente si perde: Giacchè l'esperienza si può, al più, raccontare ma non trasmettere: è individuale e irripetibile". (pagg. 50-51).

 

  1. Finirà il capitalismo?

 

Della vitalità del capitalismo non ci sono dubbi, tuttavia Canfora insinua un'ipotesi:" … il passato ci aiuta ad avere uno sguardo lungo. Spartaco insorge, per anni trionfa e alla fine soccombe di fronte al più potente esercito esistente allora al mondo, e la schiavitù, apparsa in quei tre anni in seria crisi, durerà secoli ancora. Ma ad un certo punto finisce. Ciò che ai signori, ai filosofi, ai sacerdoti delle varie religioni era parso un dato di natura, finendo, si rivelò ancora una volta non più che un momento, un capitolo, ancorché lungo, della storia. Così sarà del capitalismo; così fu della proprietà feudale." (pag. 97).

L'impero romano dopo la sconfitta della rivolta di Spartaco durò ancora cinque secoli."Poi comunque cadde. Ma non per una rivoluzione degli sfruttati, bensì per il micidiale convergere di grandi migrazioni di popoli e di nuova spiritualità. Ancora una volta si affermò e prese corpo uno scenario inedito, che nessuno aveva previsto. Forse possiamo leggere in questo precedente il nostro futuro?" (pag.108)

 

"La distruzione del cuore finanziario mondiale, a New York, e di una parte del Pentagono a Washington (11 settembre 2001) può apparire come qualcosa di analogo all'arrivo, fino ad allora considerato impensabile, di un capo 'barbaro' nel cuore dell'impero romano: l'incursione fin dentro Roma (14 agosto 410) di Alarico, capo dei Visigoti. Un genio, oltre che grandissimo scrittore, come Agostino, vescovo di Ippona, capì allora che crollava l'ordine preesistente. E scrisse il De civitate Dei. Libro che si apriva sul futuro nell'unico modo costruttivo: ripercorrendo il passato, cioè la terribile marcia trionfale della Roma imperiale. Un esercizio analogo sarebbe utile oggi."(pag. 101)