Articolo/recensione: il Satyricon di Petronio

 

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Scrivi una recensione del romanzo Satyricon di Petronio premettendo una breve sintesi della trama che consenta all'ipotetico lettore di orientarsi e seguire le tue considerazioni, avvalendoti dei testi che ti sono stati offerti e integrandoli con giudizi personali. Individua la modernità o meno del romanzo secondo il tuo punto di vista.

 

Lo scrittore francese Joris-Karl Huysmans (1848-1907) nel 1884 pubblica il romanzo A rebours (Controcorrente) che segna la nascita del Decadentismo in Francia. Il protagonista, Jean Des

Esseintes, rifiuta la volgarità della vita borghese che lo circonda e va "controcorrente" rifugiandosi in un mondo ideale fatto di cose raffinate rispondenti al suo gusto estetizzante. Anche i bei libri e le buone letture fanno parte di questa atmosfera artificiale: uno degli autori prediletti da Des Esseintes è Petronio che viene così presentato:

 

"Era questi un osservatore perspicace, un delicato analista, un meraviglioso pittore; tranquillamente, senza partito preso, senza odio, descriveva la vita giornaliera di Roma, raccontava nei vivaci capitoletti del Satiricon i costumi della sua epoca.

Notava via via i fatti, li constatava in forma definitiva e svolgeva così la piccola esistenza del popolo, i suoi episodi, la sua bestialità, le sue fregole. Qui è l'ispettore degli alberghi che viene a chiedere il nome dei viaggiatori ultimi arrivati; là sono lupanari dove una folla si aggira intorno a donne nude, dritte davanti ai cartelli col loro nome, mentre dalle porte malchiuse delle camere si intravedono i sollazzi delle coppie; là ancora, in ville dal lusso insolente dove la ricchezza e il fasto diventano demenza, non meno che nei poveri alberghi che si succedono nel libro, con i loro letti di cinghie marce, pieni di cimici, si agita la società del tempo: marioli impuri come Ascilto ed Eumolpo, in cerca di fortuna; vecchi incubi dalle vesti rialzate, dalle gote impiastricciate di bianco di piombo e di rosso acacia; Gitoni di sedici anni, paffuti e arricciati; femmine in preda agli attacchi d'isterismo; cacciatori di eredità che offrono i loro ragazzi e le loro ragazze alla lussuria dei testatori [chi fa testamento]: tutti si vedono correre di pagina in pagina, discutono nelle vie, si incontrano nei bagni, si prendono a legnate come in una pantomima.

E tutto ciò raccontato in uno stile di singolare freschezza, e di preciso colore, in uno stile che attinge a tutte le parlate, derivando espressioni da tutti i linguaggi portati in Roma, superando tutti i limiti, tutte le pastoie del sedicente gran secolo, facendo parlare a ciascuno il suo idioma: agli schiavi affrancati, senza educazione, il latino del popolo, il dialetto della strada; agli stranieri il loro barbaro gergo misto di africano, di siriano, di greco; ai pedanti imbecilli, come l'Agamennone del libro, una retorica di parole artificiali. Questi personaggi sono disegnati con un tratto, sdraiati attorno a una tavola mentre si scambiano insipidi discorsi di ubriachi, massime senili, sciocchi proverbi, col muso rivolto a Trimalcione che si stuzzica i denti, offre vasi da notte all'assemblea, l'intrattiene sulle condizioni delle sue viscere e fa vento invitando i convitati a non far complimenti.

Questo romanzo realista, questa fetta tagliata nel vivo della vita romana, senza preoccupazioni, checché se ne possa dire, di riforma e di satira, questa storia senza intrigome senza azione che mette in scena le avventure del canagliume di Sodoma, analizza con placida finezza le gioie e i dolori di questi amori e di queste coppie, dipinge in una lingua splendidamente lavorata, senza che l'autore si mostri una sola volta, senza che si abbandoni ad alcun commento, senza che approvi o maledica gli atti e i pensieri dei suoi personaggi, i vizi di una civiltà decrepita, di un impero che si incrina …"

 

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1884-1900) nel libro Al di là del bene e del male (1885) esprime questo giudizio su Petronio e il Satyricon:

 

"…più di qualsiasi grande musicista sino ad oggi Petronio è stato un maestro del presto, con le sue invenzioni, lampi di genio, parole: - che importanza hanno, in definitiva, tutti i pantani del mondo malato e malvagio, e anche del 'mondo antico' se si ha, come lui, piedi di vento, lo scherno liberatore di un vento che guarisce ogni cosa, costringendo ogni cosa a correre!"

 

Il latinista Luca Canali  descrive il Satyricon come un mondo "carnevalesco, ruotante intorno a un centro motore priapeo…: Priàpo, dio della fecondità e del sesso … qui è un dio adirato e vendicativo, il quale semina lussuria, risse, perversioni, impotenza, e veri e propri sabba propiziatori ed esorcismi osceni...

"Il tema del sesso o, se si preferisce, l'oscenità di numerose situazioni del romanzo, non sono altro che varianti priapee dello stesso sentimento di decadenza, che è insieme agonia di ogni valore della tradizione catoniana e quiritaria [del cittadino dell'antica Roma], e assenza di altri valori che non siano quelli di una sfrenata rincorsa al profitto e al piacere. Ma, in proposito, v'è da fare una constatazione essenziale: di quanti autori latini trattano le cose del sesso, anche nelle sue manifestazioni più scabrose e trasgressive, Petronio è linguisticamente il più 'casto'. Egli non ama il turpiloquio, anzi ne rifugge programmaticamente" ricorrendo a ingegnose metafore.

 

Infine, sulla tecnica narrativa di Petronio si sofferma il critico tedesco Erich Auerbach (Mimesis, 1946) facendo riferimento alla famosa cena a casa di Trimalchione:

 

"In primo luogo la forma del tutto soggettiva, poiché quella che viene presentata non è la cerchia di Trimalcione come realtà obiettiva, ma invece come immagine soggettiva, quale si forma nel capo di quel vicino di tavola, che però di quella cerchia fa parte. Petronio non dice: E' così; lascia invece che un soggetto, il quale non coincide né con lui né col finto narratore Encolpio, proietti il suo sguardo sulla tavolata, …un espediente di prospettiva, una specie di specchio doppio …Il procedimento conduce a un'illusione di vita più sensibile e concreta, in quanto, descrivendo il vicino di tavola la compagnia a cui lui stesso appartiene, il punto di vista viene portato dentro all'immagine, e questa ne guadagna in profondità così da sembrare sempre che da uno dei suoi luoghi esca la luce da cui è illuminata…: i banchettanti vengono giudicati col loro stesso metro…"