Articolo. Nerone e le donne
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Scrivete un articolo utilizzando
la tecnica dell'intervista o l'espediente di pettegolezzi raccolti qua e là,
brani di frasi captati da servi o delatori, dialoghi/alterchi fra le donne o
con Nerone, inventando una situazione plausibile in cui far agire i vari personaggi. Rielaborate il linguaggio di
Tacito in modo da renderlo vivace e attuale.
La liberta Atte
"Frattanto venne a poco a
poco ad indebolirsi la potente autorità della madre [Agrippina], essendosi
Nerone abbassato all'amore di una liberta di nome Atte …La madre , in un primo
tempo all'oscuro di ogni cosa, tentò poi invano di opporvisi, mentre s'era
insinuata profondamente nell'animo di Nerone, eccitandone la lussuria con
equivoche e segrete dissolutezze, una donna da nulla che non poteva suscitare
invidie da parte di nessuno e che non era avversata nemmeno dai saggi amici
[Seneca] del principe. Essi, infatti, vedevano che in tal modo si poteva
sfogare la libidine del principe, dal momento che per una fatalità, o forse
perché prevalevano in lui illeciti eccessi, egli aborriva dalla moglie Ottavia,
che pur era di nobile stirpe e di specchiata onestà. Si temeva anche che egli
potesse precipitare in dissolutezze con donne di alto rango, se gli fosse stato
tolto lo sfogo di quella passione" (Tacito, Annales, XIII, 12)
La nobildonna Poppea
"Viveva a Roma Sabina Poppea
…Questa donna ebbe tutte le doti, fuor che quella di un animo onesto. Da sua
madre, che aveva superato in bellezza tutte le donne dell'età sua, aveva avuto
parimenti rinomanza e fascino; aveva poi ricchezze adeguate alla nobiltà. Il
suo tratto era cordiale e la sua intelligenza non priva di vivacità; affettava
modestia, e si dava alle dissolutezze. Raramente usciva in pubblico, e quando
lo faceva teneva una parte del volto coperta da un velo, sia che non volesse
soddisfare gli sguardi altrui, sia, anche, per apparire più affascinante. Non
si curò mai di avere una buona fama, nonché di fare alcuna distinzione fra
mariti e amanti. Non era schiava di alcun sentimento affettuoso né suo, né di
altri; dove scorgeva l'utile, la volgeva la sua libidinosa passione. Mentre,
dunque, era sposata con RufrioCrispino cavaliere romano, dal quale aveva avuto
un figlio, si lasciò sedurre da Ottone, giovane dissoluto, perché questi era
legato da intimissima amicizia con Nerone. All'adulterio seguirono senza
indugio le nozze." (Annales, XIII, 45)
"Ottone, parlando con Nerone,
cominciò allora a lodare la bellezza e l'eleganza della moglie, sia perché il
troppo amore l'avesse reso imprudente, sia perché volesse accendere nel
principe la passione …Nerone non si abbandonò a molti indugi. Poppea, accolta a
corte, cominciò ad esercitare il suo influsso con le arti della lusinga,
fingendo di essere sopraffatta dalla passione e soggiogata dalla bellezza di
Nerone; più tardi, quando ormai pungente era divenuta la brama del principe,
divenne restia; se egli poi voleva trattenerla più di una o due notti, andava
ripetendo che lei era sposata, che non poteva trascurare il marito, al quale si
sentiva legata da un tenore di vita che nessuno eguagliava. Non esitava poi a
ripetere che Ottone era splendido per animo e per costumi, e che presso di lui
tutto era degno di così alta condizione, mentre Nerone, legato da lungo tempo
ad Atte, concubina e ancella, da tale concubinaggio servile non aveva tratto
altro che abbietta volgarità." (Annales,
XIII, 46)
Rivalità femminile
"…Nerone non differì oltre il
delitto a lungo meditato, ora che la sua audacia si era accresciuta con il
potere, e che, di giorno in giorno, si faceva più ardente in lui la passione
per Poppea. Costei, perduta la speranza delle nozze con Nerone e del divorzio
di questi da Ottavia, finchè Agrippina fosse in vita, non si stancava di
lamentarsi diffamando, e qualche volta nell'accusare il principe ricorreva
anche ai motteggi chiamandolo un pupillo, che ubbidiente ai comandi altrui, non
solo abdicava all'autorità imperiale, ma anche alla sua libertà. Perché si
rimandavano le sue nozze? Gli dispiacevano, dunque, la sua bellezza e i trionfi
degli avi, o la sua fecondità e la sincerità del suo animo? Forse v'era timore
che, divenuta sua moglie, gli svelasse almeno gli oltraggi fatti da Agrippina
ai senatori ed il furore del popolo contro l'arroganza e la cupidigia di sua
madre … Nessuno si opponeva a che simili discorsi si insinuassero con le
lacrime e con gli infingimenti di un
amante nell'animo del principe, poiché tutti desideravano vedere indebolita la
potenza di Agrippina, mentre nessuno mai avrebbe potuto pensare che l'odio del
figlio sarebbe stato così feroce da spingerlo al matricidio." (Annales,
XIV, 1)
"Pluvio* narra che Agrippina,
nella brama di non lasciarsi sfuggire la sua potenza, giunse a tal punto da
offrire più volte sé adorna e pronta all'incesto al figlio ebro, nel pieno
giorno, quando Nerone s'accendeva di vino e di cibo. Coloro che stavano vicino
avevano già notato i baci lascivi e le carezze precorritrici dell'orrenda
scelleratezza, perciò Seneca, come raccontano, ricorse all'aiuto di una donna
contro i femminili adescamenti, e mandò la liberta Atte, che, preoccupata per
il pericolo proprio e per l'infamia di Nerone, s'incaricò di riferire che per
le vanterie della madre si era diffusa la voce dell'incesto, e che i soldati
non avrebbero certo tollerato l'impero di un principe incestuoso …" (Annales,
XIV, 2)
"Nerone, pertanto, cominciò
ad evitare di incontrarsi da solo con la madre e, quando essa se ne andava in
campagna a Tusculo o ad Anzio, si compiaceva con lei perché si prendeva un po’
di svago. Alla fine, considerando che la presenza di lei, in qualunque luogo
ella fosse, era per lui pericolosa, decise di ucciderla, mostrandosi dubbioso
solo sul fatto se dovesse adoperare il veleno o il ferro o qualche altro messo
violento." (Annales, XIV, 3)
* Pluvio Rufo fu in rapporti di
amicizia con Nerone e scrisse su avvenimenti contemporanei. Fu una delle fonti
di Tacito.
Nerone in un primo momento per
sbarazzarsi dell'incomoda madre architettò una sorta di falso naufragio nella
speranza che morisse affogata, ma il piano fallì. Allora i sicari del principe
uccisero Agrippina nella sua dimora di Baia.
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