Analisi:Montale, E' ancora possibile
la poesia?
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In una parte del discorso
pronunciato nel 1975 da Montale a Stoccolma, quando gli fu assegnato il Nobel,
emerge un'analisi pessimistica della società contemporanea, analisi che
coinvolge i giovani e affronta problemi e riflessioni molto attuali. Dopo aver
enucleato i concetti chiave del ragionamento di Montale esprimi, commentando il
pezzo proposto, tuoi giudizi personali e riferimenti alla realtà contemporanea
che ritieni pertinenti e significativi.
Evidentemente le arti, tutte le
arti visuali, stanno democratizzandosi nel senso peggiore della parola. L'arte
è produzione di oggetti di consumo, da usarsi e da buttarsi via in attesa di un
nuovo mondo nel quale l'uomo sia riuscito a liberarsi di tutto, anche della
propria coscienza. L'esempio che ho portato potrebbe estendersi alla musica
esclusivamente umoristica e indifferenziata che si ascolta nei luoghi dove
milioni di giovani si radunano per esorcizzare l'orrore della loro solitudine.
Ma perché oggi più che mai l'uomo civilizzato è giunto ad avere orrore di se
stesso? […]
Fa impressione il fatto che una
sorta di generale millenarismo si accompagni a un sempre più diffuso comfort,
il fatto che il benessere (là dove esiste, cioè in limitati spazi della terra)
abbia i lividi connotati della disperazione. Sotto lo sfondo così cupo
dell'attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a
smarrire la loro identità. […]
In tale paesaggio di esibizionismo
isterico quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?
[…]
Ma ora per concludere debbo una
risposta alla domanda che ha dato un titolo a questo breve discorso. Nella
attuale civiltà consumistica che vede affacciarsi alla storia nuove nazioni e
nuovi linguaggi, nella civiltà dell'uomo robot, quale può essere la sorte della
poesia? Le risposte potrebbero essere molte. […]
Si potrebbero moltiplicare le
domande con l'unico risultato che non solo la poesia, ma tutto il mondo
dell'espressione artistica o sedicente tale è entrato in una crisi che è
strettamente legata alla condizione umana, al nostro esistere di esseri umani,
alla nostra certezza o illusione di crederci esseri privilegiati, i soli che si
credono padroni della loro sorte e depositari di un destino che nessun'altra
creatura vivente può vantare. Inutile dunque chiedersi quale sarà il destino
delle arti. E' come chiedersi se l'uomo di domani, di un domani magari
lontanissimo, potrà risolvere le tragiche contraddizioni in cui si dibatte fin
dal primo giorno della Creazione (e se di un tale giorno, che può essere
un'epoca sterminata, possa ancora parlarsi).