Analisi.
L'arte epica "compone", l'arte umoristica "scompone"
(Pirandello, L'umorismo, parte
seconda, cap. VI).
Obiettivi:
aderire alla traccia
argomentare in modo
pertinente
contestualizzare
effettuare
collegamenti
Valutazione:
aderenza alla traccia
p.3
coerenza
argomentativa p. 3
capacità di
contestualizzare il testo p. 2
proprietà lessicale
p.2
Tempi: 4 ore
Traccia:
All'inizio del brano estrapolato
dal saggio sull'umorismo (1908) Pirandello (Agrigento 1867-Roma 1936)
contrappone l'arte in generale, quella tradizionale, a quella umoristica: la
prima idealizza la realtà la seconda ne smaschera le contraddizioni, la prima
compone personaggi coerenti, degli eroi inseriti nel mito e nella leggenda, la
seconda scompone il personaggio che può presentare "quattro, cinque anime
in lotta fra loro". Evidenzia, argomentando, le differenze fra il poeta
tragico e quello umoristico, confrontando la nuova concezione dell'io e delle
sue molteplici anime con il relativismo che all'inizio del secolo pervade tutte
le espressioni artistiche.
"L'arte
in genere astrae e concentra, coglie cioè e rappresenta così degli individui
come delle cose, l'idealità essenziale e caratteristica. Ora pare all'umorista
che tutto ciò semplifichi troppo la natura e tenda a rendere troppo ragionevole
o almeno troppo coerente la vita. Gli pare che delle cause, delle cause vere che muovono spesso questa povera
anima umana agli atti più inconsulti, assolutamente imprevedibili, l'arte in
genere non tenga quel conto che secondo lui dovrebbe. Per l'umorista le cause,
nella vita, non sono mai così ordinate, come nelle nostre comuni opere d'arte,
in cui tutto è, in fondo, combinato, congegnato, ordinato ai fini che lo
scrittore s'è proposto. L'ordine? La coerenza? Ma se noi abbiamo dentro quattro,
cinque anime in lotta fra loro: l'anima istintiva, l'anima morale, l'anima
affettiva, l'anima sociale? E secondo che domina questa o quella, s'atteggia la
nostra coscienza, e noi riteniamo valida e sincera quella interpretazione
fittizia di noi medesimi, del nostro essere interiore che ignoriamo, perché non
si manifesta mai tutt'intero, ma ora in un modo ora in un altro, come volgano i
casi della vita.
Sì,
un poeta epico o drammatico può rappresentare un suo eroe, in cui si mostrino
in lotta elementi opposti e repugnanti; ma egli di questi elementi comporrà un carattere, e vorrà coglierlo
coerente in ogni suo atto: Ebbene l'umorista fa proprio l'inverso: egli scompone il carattere nei suoi elementi;
e mentre quegli cura di coglierlo coerente in ogni atto, questi si diverte a
rappresentarlo nelle sue incongruenze.
[…]
Il mondo, lui, se non propriamente nudo, lo vede, per così dire, in camicia: in
camicia il re, che vi fa così bella impressione a vederlo composto nella maestà
d'un trono con lo scettro e la corona e il manto di porpora e
d'ermellino."
Percorso
consigliato:
1.
analisi della traccia: concetti chiave da reperire nel testo e loro
evidenziazione formale nei segnali linguistici; concezione del mondo sottesa
alle idee espresse.
2.
analisi formale: simmetrie, antitesi, anafore, ellissi del verbo,
interrogative, metafore, parole in corsivo
3.
analisi del contenuto: rifiuto non solo di un'estetica (quella idealista) ma
anche della metafisica (l'idea di un cosmo ordinato e razionale);
il
problema dell'arte è la rappresentazione dell'assurdo, dell'accidentale e
dell'immotivato; una rappresentazione unitaria dell'uomo ne rimanda un'immagine parziale e falsa;
l'arte
tradizionale non nega la molteplicità dell'animo umano ma la compone in un
carattere coerente;
l'umorismo
disgrega la coerenza del carattere dell'individuo smascherandone l'irriducibile
incoerenza;
l'umorismo
svela e demistifica: il re è nudo.
4.
dal testo al contesto (storico, filosofico, artistico, scientifico)
5.
conclusione: ritorno al testo.