[1] Ut enim quidam monumentis suis testati
sunt, in Hispania pro consule et a sociis pecunias accepit emendicatas in
auxilium aeris alieni et Lusitanorum quaedam oppida, quanquam nec imperata
detrectarent et advenienti portas patefacerent, diripuit hostiliter. [2] In
Gallia fana templaque deum donis referta expilavit, urbes diruit saepius ob
praedam quam ob delictum; unde
factum,
ut auro abundaret ternisque milibus nummum in libras promercale per Italiam
provinciasque divenderet. [3] In primo
consulatu tria milia pondo auri furatus e Capitolio tantundem inaurati aeris
reposuit. [4] Societates ac regna pretio dedit, ut qui uni Ptolemaeo prope sex
milia talentorum suo Pompeique nomine abstulerit. [5] Postea vero evidentissimis
rapinis ac sacrilegis et onera bellorum civilium et triumphorum ac munerum
sustinuit impendia.
[1] Infatti, come attestano alcuni
nelle loro memorie, mentre aveva il governo
della Spagna prese del denaro dagli alleati, mendicandolo per pagare i
propri debiti privati, e in Lusitania
saccheggiò come nemiche delle città che non avevano disobbedito ai suoi ordini e che, al suo arrivo, avevano
spalancato le porte. [2] In Gallia
spogliò i templi e i santuari degli dèi, zeppi di doni votivi, e distrusse le
città più spesso per predarle che per
punirle. In tal modo ebbe oro in abbondanza, e
lo mise in vendita in Italia e nelle province a tremila sesterzi la
libbra. [3] Durante il suo primo
consolato rubò dal Campidoglio tremila libbre d'oro, sostituendolo con altrettanto bronzo dorato. [4] Vendette
alleanze e regni, e in tal modo estorse
al solo Tolomeo, per conto proprio e di Pompeo, quasi seimila talenti.
[5] In seguito, sempre a mezzo di
rapine sfacciate e sacrileghe, sostenne le spese delle guerre civili, dei trionfi e dei giochi.