Traduzione di Livio, Ab urbe condita, XXI, 41, 10-15

 

[10]      Itaque vos ego, milites, non eo solum animo  quo adversus alios hostes soletis pugnare velim, sed cum indignatione quadam atque ira, velut si servos videatis vestros arma repente contra vos ferentes. [11] Licuit ad Erycem clausos ultimo supplicio humanorum, fame, interficere; licuit victricem classem in Africam traicere atque intra paucos dies sine ullo certamine Carthaginem delere; veniam dedimus precantibus, emisimus ex obsidione, pacem cum victis fecimus, tutelae deinde nostrae duximus cum africo bello urgerentur. [12] Pro his impertitis, furiosum iuvenem sequentes, oppugnatum patriam nostram veniunt!  Atque utinam pro decore tantum hoc vobis et non pro salute esset certamen!  [13] Non de possessione Siciliae ac Sardiniae, de quibus quondam agebatur, sed pro Italia vobis est pugnandum!  [14] Nec est alius a tergo exercitus qui, nisi nos vincimus, hosti obsistat, nec Alpes aliae sunt, quas dum superant comparari nova possint praesidia. Hic est obstandum, milites, velut si ante romana moenia pugnemus.  [15] Unusquisque se non corpus suum, sed coniugem ac liberos parvos armis protegere putet; nec domesticas solum agitet curas, sed identidem hoc animo reputet, nostras nunc intueri manus Senatum populumque romanum; qualis nostra vis virtusque fuerit, talem deinde fortunam illius urbis ac romani imperii fore. »

 

 

[10] Io per ciò vorrei, o soldati, che voi combatteste non soltanto con l'animo  con cui combattete di solito contro gli altri nemici, ma anche con una certa irosa  indignazione, quasi vedeste i vostri servi volgere improvvisamente le armi contro  voi. [11] Ben potevamo far morire ad Erice i nemici assediati col più tremendo  dei supplizii umani, la fame; ben potevamo far passare la flotta vittoriosa in Africa  e in pochi giorni, senza combattere, radere al suolo Cartagine; facemmo grazia ai  supplici, li lasciammo uscire dall'assedio, facemmo pace con quei vinti, e poi li  consideramrno come nostri protetti durante la loro guerra africana! [12] Per  questi beneficii ora vengono dietro questo giovine impazzito ad attaccare la patria  nostra! [13] E almeno aveste voi questa guerra soltanto per lonore, e non per la  salvezza! Non per il possesso della Sicilia o della Sardegna, come un tempo, ma  per l'Italia voi dovete combattere! [14] Non c'è dietro noi un altro esercito che,  se non vinciamo noi, si opponga al nemico, né vi sono altre Alpi che quelli  debbano superare sì che noi possiamo intanto prepare nuove difese. Soldati, si  deve lottare qui, come se combattessimo sotto le mura di Roma. [15] Pensi  ciascuno di voi che non il proprio corpo difende con le armi ma la sua moglie e i  suoi figlioletti; e non soltanto lo muova questo pensiero della famiglia ma anche  pensi che su le armi nostre hanno ora fissi gli occhi il Senato e il popolo romano,  e che quali saranno qui il valore e la forza nostra tale sarà poi il destino della città  e della potenza di Roma».