Traduzione
di Livio, Ab urbe condita, XXI, 43, 1-5
[1]
Cum sic aliquot spectatis paribus adfectos dimisisset, contione inde advocata
ita apud eos locutus fertur: «Si, quem animum in alienae sortis exemplo paulo
ante habuistis, eundem mox in aestimanda fortuna vestra habueritis, vicimus,
milites: neque enim spectaculum modo illud, sed quaedam veluti imago vestrae
condicionis erat. [2]Ac nescio an maiora vincula maioresque necessitates vobis
quam captivis vestris fortuna circumdederit: dextra laevaque duo maria
claudunt, nullam ne ad effugium quidem navem habentibus; circa Padus amnis,
maior Padus ac violentior Rhodano; a tergo Alpes urgent, vix integris vobis ac
vigentibus transitae. [3] Hic vincendum aut moriendum, milites, est, ubi primum hosti occurristis.
Et eadem fortuna, quae necessitatem pugnandi imposuit, praemia vobis ea
victoribus proponit quibus ampliora homines ne ab Diis quidem inmortalibus
optare solent. [4] Si Siciliam tantum ac Sardiniam parentibus nostris ereptas
nostra virtute recuperaturi essemus, satis tamen ampla pretia essent: quidquid
Romani tot triumphis partum congestumque possident, id omne vestrum cum ipsis
dominis futurum est. [5] In hanc
tam opimam mercedem, agitedum, Diis bene iuvantibus, arma capite. Satis adhuc
in vastis Lusitaniae Celtiberiaeque montibus pecora consectando nullum
emolumentum tot laborum periculorumque vestrorum vidistis; tempus est iam
opulenta vos ac ditia stipendia facere et magna operae pretia mereri, tantum
itineris per tot montes fluminaque et tot armatas gentes emensos. Hic vobis
terminum laborum fortuna dedit; hic dignam mercedem emeritis stipendiis dabit».
[1]
Dopo che ebbe licenziate le truppe in tal modo eccitate dalla vista di
alquanti duelli, Annibale convocò
l'adunata, e si narra che parlasse nel seguente modo: "Soldati, se ora, nel far giudizio della sorte vostra, vi
metterete nella disposizione d'animo in
cui eravate poco fa dinanzi allo spettacolo della sorte altrui, allora noi possiamo dire di essere già vincitori; e in
realtà quello non era soltanto uno
spettacolo, ma quasi l'immagine della vostra condizione. [2] E non so
anzi se il destino non abbia creato a
voi legami e necessità maggiori di quelli dei vostri prigionieri: da destra e da sinistra vi chiudono due mari, mentre
non avete nessuna nave neppure per
fuggire; tutt'intorno è il Po, il Po che è più grande e più violento del Rodano; alle spalle sovrastano le Alpi,
che voi avete con tanta fatica superate
quando eravate nel pieno vigore delle forze. [3] Soldati, qui al primo
scontro col nemico bisogna o vincere o
morire. E lo stesso destino, che vi impone il
combattimento, vi offre, se sarete vincitori, tali compensi che più
grandi non sogliono gli uomini
chiederli nemmeno agli Dei immortali. [4] Se avessimo a ricuperare anche soltanto la Sicilia e la
Sardegna strappate ai nostri padri,
sarebbe questo un premio già ben sufficiente, ma ora sarà vostro tutto
ciò che i Romani posseggono, acquistato
e adunato con tante vittorie: vostro tutto, insieme con i padroni stessi. [5] Per tale lauta conquista, orsù,
impugnate le armi con l'aiuto degli
Dei! Abbastanza a lungo ormai siete restati senza nulla guadagnare coi tanti vostri travagli e pericoli nel dar
la caccia al bestiame per i deserti monti
della Lusitania e della Celtiberia; è tempo ormai che il vostro servizio
vi frutti larga e ricca ricompensa, e
che vi rimeriti abbondantemente delle vostre fatiche, dopo che avete fatto sì lungo cammino attraverso
tanti monti e tanti fiumi, e attraverso
tante genti in armi. Qui il destino ha stabilito il termine dei vostri
travagli; qui, compiendo il servizio
militare, ne avrete degna mercede".