Traduzione di Livio, Ab urbe condita, XXI, 4, 2-6

 

 

[2] Missus Hannibal in Hispaniam primo statim adventu omnem exercitum in se convertit; Hamilcarem iuvenem redditum sibi veteres milites credere, eundem vigorem in vultu vimque in oculis, habitum oris lineamentaque intueri. Deinde brevi effecit, ut pater in se minimum momentum ad favorem conciliandum esset. [3] Numquam ingenium idem ad res diversissimas, parendum atque imperandum, habilius fuit. Itaque haud facile discerneres, utrum imperatori an exercitui carior esset; neque Hasdrubal alium quemquam praeficere malle, ubi quid fortiter ac strenue agendum esset, neque milites alio duce plus confidere aut audere. Plurimum audaciae ad pericula capessenda, plurimum consilii inter ipsa pericula erat. [4] Nullo labore aut corpus fatigari aut animus vinci poterat.  Caloris ac frigoris patientia par; cibi potionisque desiderio naturali, non voluptate modus fìnitus; vigiliarum somnique nec die nec nocte discriminata tempora: id, quod gerendis rebus superesset, quieti datum; ea neque molli strato neque silentio accersita; multi saepe militari sagulo opertum humi iacentem inter custodias stationesque militum conspexerunt. [5] Vestitus nihil inter aequales excellens; arma atque equi conspiciebantur.  Equitum peditumque idem longe primus erat, princeps  in proelium ibat, ultimus conserto proelio excedebat. [6] Has tantas viri virtutes ingentia vitia aequabant: inhumana crudelitas, perfidia plus quam Punica, nihil veri, nihil sancti, nullus deum metus, nullum ius iurandum, nulla religio.

 

 

[2] Annibale, giunto nella Spagna, attrasse subito a sé, nel suo primo apparire,  tutto l'esercito; e parve ai veterani che fosse stato loro restituito Arnilcare giovine,  e in lui videro la stessa energia del volto, la stessa penetrazione dello sguardo, la  stessa espressione, gli stessi lineamenti.  Ma egli in breve fece sì che la sua  somiglianza col padre fosse il minore dei motivi del f'avore che seppe conciliarsi.  [3] Non mai uno stesso genio fu più idoneo ad attività tanto diverse come  l'obbedire e il comandare. Non avresti infatti potuto facilmente distinguere se  fosse più caro al capo o all'esercito; che né Asdrubale gli preferiva alcun altro  quando si dovessero condurre azioni con vigore e con ardimento, né sotto il  comando di altro duce i soldati erano più fiduciosi e animosi. Arditissimo  nell'affrontare i pericoli, nei pericoli era poi prudentissimo. [4] Nessuna fatica  poteva fiaccare il suo corpo né abbattere l'animo suo. Tollerava del pari il caldo e  il freddo; nel mangiare e nel bere si regolava secondo il natural bisogno, non  secondo l'ingordigia; le ore della veglia e del sonno non erano per lui distinte né  dal giorno né dalla notte; dava al riposo il tempo che gli avanzava dal servizio; e il  riposo non se lo conciliava con morbido letto o col silenzio; molti infatti lo videro  sdraiato su la nuda terra e avvolto in un mantelletto da soldato, tra i corpi di  guardia e i distaccamenti. [5] Nel vestito non usava nessuna superiorità sui  coetanei; si segnalavano fra tutti i suoi cavalli e le sue armi. Era di gran lunga il  primo tra i cavalieri come tra i fanti, primo a entrare in battaglia, ultimo a ritirarsi a  battaglia finita. [6] Queste sue sì grandi virtù erano pareggiate da grandi vizii:  crudeltà, disumana, perfidia più che cartaginese, nulla per lui vero, nulla sacro,  nessun timore di Dei, nessun rispetto ai giuramenti, nessuno scrupolo.