Traduzione di Cicerone, Ad familiares XVI, 14
Andricus postridie ad me venit, quam exspectaram. Itaque habui noctem plenam timoris ac miseriae. Tuis litteris nihilo sum factus certior, quomodo te haberes, sed tamen sum recreatus. Ego omni delectatione litterisque omnibus careo, quas, antequam te videro, attingere non possum. Medico mercedis, quantum poscet, promitti iubeto: id scripsi ad Ummium. Audio te animo angi, et medicum dicere ex eo te laborare. Si me diligis, excita ex somno tuas litteras humanitatemque, propter quam mihi es carissimus. Nunc opus est te animo valere, ut corpore possis. Id cum tua, tum mea causa facias, a te peto. Acastum retine, quo commodius tibi ministretur. Conserva te mihi: dies promissorum adest, quem etiam repraesentabo, si adveneris. Etiam atque etiam vale.
Andrico è venuto da me il giorno dopo in cui lo aspettavo. Così ho trascorso la notte pieno di paura e di ansia. Dalle tue lettere non vengo informato esaurientemente sul tuo stato di salute, tuttavia mi sento rinfrancato. Io non provo nessun piacere da nessun tipo di studi a cui non posso dedicarmi se prima non ti avrò visto. Darai disposizione che quanto richiederà di parcella venga dato al medico: l'ho scritto a Ummio.
Sento dire che sei angosciato e che il medico dice che appunto per questo sei ammalato. Se mi vuoi bene risveglia dal torpore il tuo amore per le lettere e le doti del tuo animo, motivo per cui mi sei carissimo. Ora occorre che tu ti risollevi nel morale, perchè tu possa star bene fisicamente. Io ti chiedo di far questo per il tuo bene e per il mio. Tieni con te Acasto affinchè ti sia prestata una migliore assistenza. Riguardati fallo per me: il giorno della promessa è vicino, promessa che anzi anticiperò se sarai tornato sano tra noi. Ti saluto con affetto.