Saggio breve: L'idea di libertà

 

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Tempo: 4 ore

 

Spazio: 4 colonne di foglio protocollo diviso a metà

 

Traccia:

 

Il concetto di libertà si modifica e cambia con il passare del tempo e questo cambiamento è irreversibile. Discutete le varie interpretazioni di questo concetto dagli antichi greci ai primi dell'800, inserendo considerazioni, autori e fatti pertinenti desunti dal vostro bagaglio culturale. Esprimete un punto di vista personale attualizzando il significato che questa parola assume per voi oggi.

 

 

Nel I canto del Purgatorio Virgilio spiega a Catone le ragioni del viaggio di Dante (vv. 70-75):

 

Or ti piaccia gradir la sua venuta:

libertà va cercando, ch'è sì cara,

come sa chi per lei vita rifiuta.

Tu 'l sai che non ti fu per lei amara

In Utica la morte, ove lasciasti

La veste ch'al gran dì sarà sì chiara.

 

Voltaire per quanto riguarda il concetto di libertà insiste sull'importanza che al riguardo rivestono le nozioni di volontà, potere, azione. Libertà è per lui la capacità di agire: "Quando posso fare ciò che voglio sono libero". La libertà degli animali e la libertà degli uomini sono quantitativamente diverse ma qualitativamente simili: come per l'uomo, l'animale è libero secondo il potere di agire che possiede.

 

Hobbes sosteneva che se si vuole impedire agli uomini di distruggersi e di fare della vita sociale una giungla, è necessario istituire maggiori vincoli, considerando il fatto che una legge è sempre un vincolo, anche se protegge dal venire incatenato con catene più pesanti di quelle della legge stessa.

 

Il paragone tra l'uomo e il mondo animale fatto anche da Rousseau sia sotto il profilo fisiologico che morale ha individuato nella libertà la caratteristica specifica dell'uomo, la sua essenza: l'animale è preda degli istinti e agisce, l'uomo prova le stesse impressioni ma è autonomo: libero di acconsentire o resistere ai propri impulsi. Il folle, lo schiavo, il prigioniero rappresentano classici esempi di non libertà. Nel primo caso, l'individuo non è padrone di se stesso, è succube della sua follia; nel secondo caso l'individuo continua a non appartenersi ed è costretto a causa proprio della libertà che un altro uomo (il suo padrone) possiede; il terzo caso contempla il caso di un individuo che subisce le sbarre e la custodia coatta.

 

Gli eroi greci incarnano molto bene lo stato di non libertà: prigionieri di un destino che non hanno scelto, schiavi delle loro passioni, dei loro ideali, dei capricci dei loro dei. La libertà dà la facoltà all'uomo di perfezionarsi e di migliorarsi. Attraverso la coscienza della libertà si esprime nell'uomo proprio quella "voce dell'anima" di cui parlava Platone nel Fedone.

 

Benjamin Constant, nel discorso pronunciato all'Athenée Royal di Parigi nel 1819, fece notare l'esistenza di due generi di libertà: uno legato all'esercizio che ne facevano i popoli antichi, uno legato al godimento che ne fanno le nazioni moderne. La parola libertà equivale, per Constant, "al diritto di dire la propria opinione, di scegliere la propria occupazione e di esercitarla, di disporre dei propri beni, di andare e venire senza alcuna autorizzazione, di non dover rendere conto d'intenzioni o di comportamenti. E' per ognuno, quindi, il diritto di riunirsi con altri individui sia per professare il culto preferito, sia semplicemente per riempire i giorni o le ore in modo più conforme alle proprie inclinazioni".

Per gli antichi, invece, la parola libertà (sempre per Constant) consisteva nell'esercitare collettivamente e direttamente tutte le varie parti della sovranità: nel deliberare, nella piazza pubblica, della guerra e della pace, nel votare le leggi, nel pronunciare i giudizi, nell'esaminare i conti, gli atti, la gestione dei magistrati, nel metterli sotto accusa, nel condannarli o assolverli. Niente era concesso alla libertà individuale. Per gli antichi la libertà consisteva nella suddivisione del potere sociale tra tutti i cittadini, per i moderni corrispondeva e corrisponde al godimento dei diritti privati.

 

La libertà come essenza dello spirito dell'uomo è centrale nel pensiero di Hegel, per il quale la libertà si manifesta nella storia: la libertà non è collegata al singolo (il tiranno), non ad alcuni (gli aristocratici), ma all'uomo in generale. Secondo Hegel è con il cristianesimo, che tiene in grande considerazione l'uomo, che la libertà diventa effettiva.

 

Stuart Mill difende il valore assoluto della libertà individuale che va protetta da qualsiasi interferenza. La libertà dell'individuo può trovare dei limiti nei diritti degli altri, ma per tutto ciò che riguarda la propria persona l'individuo deve essere pienamente sovrano. Da questa concezione individualistica dell'uomo nascono le difese delle libertà civili e dei diritti individuali, le proteste contro lo sfruttamento e l'umiliazione, contro la sopraffazione attuata da parte dell'autorità pubblica.

Nel XIX secolo con il diffondersi dei sistemi costituzionali e con l'emergere delle prime forme di democrazia, il problema della libertà non si presenta più, quindi, come esigenza di limitare il potere dello Stato sulla società, ma anche come esigenza di salvaguardare la sovranità dell'individuo dal potere della società stessa, e più precisamente da quella pericolosa forma di dominio che si esprime nella "tirannia della maggioranza". Stuart Mill mette in guardia contro i pericoli derivanti da un corpo di dottrine che conquistando il consenso della maggioranza riesce a organizzare e a modellare su di sé istituzioni, criteri di condotta e sistemi educativi. "E' proprio nella tirannia della maggioranza che diviene manifesta la tendenza della società a imporre le proprie idee e le proprie pratiche a coloro che dissentono da essa, a ostacolare lo sviluppo  di qualsiasi individualità non in armonia con i loro schemi, e a costringere tutti i caratteri a uniformarsi ai propri modelli".