Saggio breve: L'idea di libertà
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Il concetto di libertà si modifica
e cambia con il passare del tempo e questo cambiamento è irreversibile.
Discutete le varie interpretazioni di questo concetto dagli antichi greci ai
primi dell'800, inserendo considerazioni, autori e fatti pertinenti desunti dal
vostro bagaglio culturale. Esprimete un punto di vista personale attualizzando
il significato che questa parola assume per voi oggi.
Nel I canto del Purgatorio
Virgilio spiega a Catone le ragioni del viaggio di Dante (vv. 70-75):
Or ti piaccia gradir la sua
venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Tu 'l sai che non ti fu per lei
amara
In Utica la morte, ove lasciasti
La veste ch'al gran dì sarà sì
chiara.
Voltaire per quanto riguarda il concetto
di libertà insiste sull'importanza che al riguardo rivestono le nozioni di
volontà, potere, azione. Libertà è per lui la capacità di agire: "Quando
posso fare ciò che voglio sono libero". La libertà degli animali e la
libertà degli uomini sono quantitativamente diverse ma qualitativamente simili:
come per l'uomo, l'animale è libero secondo il potere di agire che possiede.
Hobbes sosteneva che se si vuole
impedire agli uomini di distruggersi e di fare della vita sociale una giungla,
è necessario istituire maggiori vincoli, considerando il fatto che una legge è
sempre un vincolo, anche se protegge dal venire incatenato con catene più
pesanti di quelle della legge stessa.
Il paragone tra l'uomo e il mondo
animale fatto anche da Rousseau sia sotto il profilo fisiologico che morale ha
individuato nella libertà la caratteristica specifica dell'uomo, la sua
essenza: l'animale è preda degli istinti e agisce, l'uomo prova le stesse
impressioni ma è autonomo: libero di acconsentire o resistere ai propri impulsi.
Il folle, lo schiavo, il prigioniero rappresentano classici esempi di non
libertà. Nel primo caso, l'individuo non è padrone di se stesso, è succube
della sua follia; nel secondo caso l'individuo continua a non appartenersi ed è
costretto a causa proprio della libertà che un altro uomo (il suo padrone)
possiede; il terzo caso contempla il caso di un individuo che subisce le sbarre
e la custodia coatta.
Gli eroi greci incarnano molto
bene lo stato di non libertà: prigionieri di un destino che non hanno scelto,
schiavi delle loro passioni, dei loro ideali, dei capricci dei loro dei. La
libertà dà la facoltà all'uomo di perfezionarsi e di migliorarsi. Attraverso la
coscienza della libertà si esprime nell'uomo proprio quella "voce
dell'anima" di cui parlava Platone nel Fedone.
Benjamin Constant, nel discorso
pronunciato all'Athenée Royal di Parigi nel 1819, fece notare l'esistenza di
due generi di libertà: uno legato all'esercizio che ne facevano i popoli
antichi, uno legato al godimento che ne fanno le nazioni moderne. La parola
libertà equivale, per Constant, "al diritto di dire la propria opinione,
di scegliere la propria occupazione e di esercitarla, di disporre dei propri
beni, di andare e venire senza alcuna autorizzazione, di non dover rendere conto
d'intenzioni o di comportamenti. E' per ognuno, quindi, il diritto di riunirsi
con altri individui sia per professare il culto preferito, sia semplicemente
per riempire i giorni o le ore in modo più conforme alle proprie
inclinazioni".
Per gli antichi, invece, la parola
libertà (sempre per Constant) consisteva nell'esercitare collettivamente e
direttamente tutte le varie parti della sovranità: nel deliberare, nella piazza
pubblica, della guerra e della pace, nel votare le leggi, nel pronunciare i
giudizi, nell'esaminare i conti, gli atti, la gestione dei magistrati, nel
metterli sotto accusa, nel condannarli o assolverli. Niente era concesso alla
libertà individuale. Per gli antichi la libertà consisteva nella suddivisione
del potere sociale tra tutti i cittadini, per i moderni corrispondeva e
corrisponde al godimento dei diritti privati.
La libertà come essenza dello
spirito dell'uomo è centrale nel pensiero di Hegel, per il quale la libertà si
manifesta nella storia: la libertà non è collegata al singolo (il tiranno), non
ad alcuni (gli aristocratici), ma all'uomo in generale. Secondo Hegel è con il
cristianesimo, che tiene in grande considerazione l'uomo, che la libertà
diventa effettiva.
Stuart Mill difende il valore
assoluto della libertà individuale che va protetta da qualsiasi interferenza.
La libertà dell'individuo può trovare dei limiti nei diritti degli altri, ma
per tutto ciò che riguarda la propria persona l'individuo deve essere
pienamente sovrano. Da questa concezione individualistica dell'uomo nascono le
difese delle libertà civili e dei diritti individuali, le proteste contro lo
sfruttamento e l'umiliazione, contro la sopraffazione attuata da parte
dell'autorità pubblica.
Nel XIX secolo con il diffondersi
dei sistemi costituzionali e con l'emergere delle prime forme di democrazia, il
problema della libertà non si presenta più, quindi, come esigenza di limitare
il potere dello Stato sulla società, ma anche come esigenza di salvaguardare la
sovranità dell'individuo dal potere della società stessa, e più precisamente da
quella pericolosa forma di dominio che si esprime nella "tirannia della
maggioranza". Stuart Mill mette in guardia contro i pericoli derivanti da
un corpo di dottrine che conquistando il consenso della maggioranza riesce a organizzare
e a modellare su di sé istituzioni, criteri di condotta e sistemi educativi.
"E' proprio nella tirannia della maggioranza che diviene manifesta la
tendenza della società a imporre le proprie idee e le proprie pratiche a coloro
che dissentono da essa, a ostacolare lo sviluppo di qualsiasi individualità non in armonia con i loro schemi, e a
costringere tutti i caratteri a uniformarsi ai propri modelli".