Saggio breve: Pellegrini in viaggio

 

Obiettivi:

-          capire l'interpretazione figurale

-          capire i collegamenti e il passaggio dall'Inferno al Purgatorio (analogie/differenze)

-          parafrasare attuando le transizioni tra i vari brani citati

 

Valutazione:

-          comprensione dei testi e loro elaborazione p. 3

-          comprensione dell'interpretazione figurale p. 2

-          riferimenti alla simbologia dei primi canti del Purgatorio p. 3

-          titolo, destinatario e correttezza formale p. 2

 

Tempo: 4 ore; spazio: 4 colonne di foglio protocollo diviso a metà

 

Traccia:

 

Contestualizzate, parafrasando e commentando, le prime due citazioni inserendole nell'interpretazione figurale tipica del Medioevo (figura futurorum) e collegate l'inizio del viaggio, in cui Dante è viandante "nel cammin di nostra vita", con le successive citazioni che marcano il diverso valore del termine "viator "e "pellegrino": a differenza dell'Inferno, il Purgatorio è un luogo cristiano, lo spazio attivo della catarsi, come emerge dalla simbologia presente nei primi canti.

 

Secondo il critico statunitense Charles  S. Singleton (La poesia della Divina Commedia, Il Mulino 1999) la scena iniziale del I canto dell'Inferno è figura e presagio dello sviluppo complessivo del viaggio nell'aldilà. Ma c'è un altro particolare motivo per il quale all'inizio del Purgatorio si avverte più chiaramente che in qualsiasi altro punto la presenza riflessa di quella prima scena: nel primo canto dell'Inferno come nel primo canto del Purgatorio al centro del campo visivo s'innalza un monte.

 

Ma poi ch'io fui al piè d'un colle giunto,

là dove terminava quella valle

che m'avea di paura il cor compunto,

guardai in altro, e vidi le sue spalle

vestite già de' raggi del pianeta

che mena dritto altrui per ogni calle.

(Inferno, I, vv. 13-18)

 

C'è poco da stupirsi, prosegue Singleton, se all'inizio del Purgatorio abbiamo la sensazione di stare tornando a un luogo e a un cammino già familiari:

 

Noi andavam per lo solingo piano

com'om che torna a la perduta strada,

che 'nfino ad essa li pare ire invano.

(Purgatorio, I, vv. 118-120)

 

Quando Dante e Virgilio escono a "riveder le stelle", essi si trovano su quella che non solo è la parte più bassa del pendio di un monte, ma anche, per la presenza dell'acqua, su una spiaggia: Ulisse aveva cercato di navigare quel mare ma non era riuscito a raggiungere la terraferma.

 

Tutte le stelle già de l'altro polo

vedea la notte e 'l nostro tanto basso,

che non surgea fuor del marin suolo.

Cinque volte riacceso e tante casso

lo lume era di sotto de la luna,

poi che 'ntrati eravamo ne l'alto passo,

quando n'apparve una montagna bruna

per la distanza, e parvemi alta tanto

quanto veduta non avea alcuna

(Inferno, XXVI, 127-135)

 

 

Dante e Virgilio hanno da poco raggiunto la montagna del Purgatorio e, guardando l'oceano, vedono sopraggiungere un "vasello snelletto e leggero" sospinto e pilotato da un angelo. Sono anime che qui vengono traghettate e cantano in coro In exitu Israel de Aegypto, un salmo che parla dell'Esodo; le anime si sono dichiarate "peregrine" già con il canto dell'Esodo e chiedono lumi sul percorso. Nella sua risposta, anche Virgilio si dichiara "pellegrino":

 

E Virgilio rispose: "Voi credete

forse che siam esperti d'esto loco;

ma noi siamo peregrin come voi siete".

(Purgatorio, II, 61-63)

 

Mai nel viaggio attraverso l'Inferno il poema aveva fatto capire  che Dante e Virgilio fossero pellegrini. Soltanto nel punto in cui Virgilio deve dichiararsi non esperto del luogo i viandanti diventano pellegrini. A differenza dell'Inferno questo è un luogo cristiano. E questa terzina  del secondo canto che descrive Dante e Virgilio sulla spiaggia del nuovo regno contiene un preciso riferimento a quella disposizione interiore che fa di qualsiasi cristiano un pellegrino:

 

Noi eravamo lunghesso mare ancora,

come gente che pensa a suo cammino

che va col cuore e col corpo dimora

(Purgatorio, II, 10-12)

 

I vivi, in questa vita, sono costretti ad attendere ancora un po’, tuttavia i loro cuori sono sempre in moto verso l'alto, sempre in viaggio verso una terra promessa.

Ancora nel secondo canto le anime, e Dante e Virgilio con loro, sono intente ad ascoltare la canzone di Casella e si sono fermate "quasi obliando d'ire a farsi belle". Arriva un vegliardo

 

gridando: "Che è ciò, spiriti lenti?

qual negligenza, quale stare è questo?

Correte al monte a spogliarvi lo scoglio

ch'esser non lascia a voi Dio manifesto":

(Purgatorio, II, vv. 120-123)

 

Il veglio è Catone, guardiano di questo secondo regno in cui si conquista la libertà, in cui la volontà che nel mondo si è distorta è ritornata libera, dritta e sana, in cui ci si spoglia dell'uomo antico e inizia una nuova vita - cambiamento/rinascita raffigurata nell'immagine dello "scoglio", la pelle di cui la serpe si spoglia. Il cammino è un pellegrinaggio verso la città di Dio, la Gerusalemme celeste.

 

 

Percorso consigliato:

Dopo aver letto, parafrasato e collegato i testi secondo le indicazioni fornite considerate quanto segue:

1.      Catone è "figura", questo era il Catone terreno, che a Utica rinunciò alla vita per la libertà, e il Catone che qui appare è la figura svelata e adempiuta, la verità di quell'avvenimento figurale: la libertà politica e terrena per cui è morto è una prefigurazione di quella libertà cristiana che resiste a ogni tentazione terrena

2.      Il  rito di purificazione e di espiazione di Dante alla fine del primo canto

3.      Il significato del rimprovero di Catone nell'episodio di Casella.