Obiettivi:
avvalersi del materiale fornito per
creare un ritratto coerente e convincente
integrare con informazioni storiche
desunte dalle proprie conoscenze
inserire la figura di Mazarino nello
sfondo del Seicento
Valutazione:
riferimenti precisi e puntuali p. 3
ricchezza argomentativa p. 2
originalità nel delineare la figura del
personaggio p. 3
correttezza, titolo, destinatario p. 2
Tempo: 4 ore; spazio: 4 colonne di foglio protocollo diviso a metà
Traccia:
Scrivete un “coccodrillo” –
immaginate che Mazzarino sia morto ieri e dobbiate fare un articolo che
commemori il personaggio dandogli profondità storica e un’ambientazione
coerente con il periodo.
Mazarino, Giulio o Giulio Mazzarino (Pescina, L'Aquila
1602-Vincennes, Parigi 1661) uomo politico francese di origine italiana; figlio
di Pietro Mazzarino, che amministrava in Abruzzo i feudi di Filippo Colonna, fu
educato nel collegio romano dei gesuiti
1622, consegue la laurea in
utroque jure; entrato al servizio del papato come capitano di fanteria,
nel corso della seconda guerra del Monferrato si impegna in una difficile opera
di mediazione tra le potenze asburgiche, il duca di Savoia e la Francia
1630, più volte a contatto con Richelieu, esegue le direttive
segrete di Urbano VIII, che mira a mantenere la pace e l'equilibrio in Italia,
adoperandosi per la conclusione della pace di Cherasco tra il Piemonte e la
Francia che mantiene il possesso di Pinerolo
1632, prende gli ordini minori per essere abilitato a ricoprire un
canonicato in San Giovanni Laterano il cui conferimento dipende dal re di
Francia; da questo momento, pur dipendendo dalla Santa Sede, si comporta come
un agente ufficiale al servizio di Richelieu mentre si sta preparando
l'ingresso della Francia nella guerra dei trent'anni; vicelegato ad Avignone;
1635-36, nunzio straordinario a Parig
1639, ottiene la cittadinanza francese
1640, risiede stabilmente a corte presso Richelieu del quale
diventa il principale confidente e collaboratore
1641, Richelieu lo fa nominare cardinale e, alla vigilia della propria morte (4
dicembre 1642) lo indica al re Luigi XIII come suo successore
1642, grazie alla fiducia del re e della reggente Anna d'Austria,
diventa primo ministro e capo effettivo della politica interna ed estera della
Francia
1648, i tumulti che investono
Parigi, provocati non solo dagli inasprimenti fiscali ma anche e soprattutto da
una lunga opposizione al rafforzarsi dell'autorità reale, egli manovra nel modo
migliore:
- abolisce sin dall'inizio gli intendenti, salvo poi rimetterli al
loro posto, una volta finita la baraonda,
- mette al sicuro il piccolo re e la regina madre a
Saint-Germain-en-Laye quando la sommossa si fa più violenta
- lascia il posto e se ne va lontano da Parigi, in Normandia,
quindi fuori dal regno;
1651, è a Brüh
1652, è a Bouillon mentre i suoi avversari, in disaccordo fra
loro, si dividono ed infine si scontrano
1653, riprende il suo posto senza colpo ferire
1653-61, l'unico problema importante è la questione giansenista
dove interviene in maniera risoluta.
1661 muore a Parigi
Intelligente, paziente, persuasivo, ambizioso, profondo conoscitore delle corti e della diplomazia, Mazzarino colse un'impressionante serie di successi. Sul piano interno seppe affrontare alcune turbolenze (tra cui le due Fronde: parlamentare e poi dei nobili) talvolta talmente gravi da costringere la corte a fuggire da Parigi e lui stesso a rifugiarsi brevemente all'estero o in provincia. Le sue doti (anche quelle di negoziatore e di saper dividere gli avversari) ebbero alla fine la meglio e nell'ultimio decennio circa della sua vita la sua autorità non conobbe più seri ostacoli. Tollerante in fatto di religione (ma non con i giansenisti), a favore dei protestanti mantenne l'Editto di Nantes, che doveva purtroppo essere revocato dal suo allievo politico Luigi XIV, alcuni decenni dopo, quando iniziò la fase discendente del grande sovrano. In politica estera, nel 1648 concluse la guerra dei Trent'anni contro l'Impero con il trattato di Westfalia, in base al quale la Francia otteneva importanti territori verso il Reno (tra cui la maggior parte dell'Alsazia). Dopo altri successi diplomatici, nel 1659 riuscì a stipulare con la Spagna la pace dei Pirenei, in base al quale la Francia guadagnava l'Artois e il Rossiglione e Luigi XIV doveva sposare Maria Teresa di Spagna. Per rendere possibili queste nozze, coronamento di un lungo lavoro diplomatico, Mazzarino non esitò ad opporsi, riuscendovi, al desiderio del giovane re di sposare la contessina Maria Mancini, una nipote del cardinale, forse l'unica vera e sincera grande passione del futuro grande amatore. Quando Mazzarino morì e Luigi XIV, ormai più che ventenne, s'accinse a governare in prima persona, la Francia era ormai definitivamente una grande potenza e il potere assoluto della monarchia quasi consolidato. Nel Seicento quindi non vi fu in Francia un "grande cardinale" (Richelieu), ma ve ne furono due.
Il critico
Giovanni Macchia inserisce tra i suoi scenari secenteschi (Tra don Giovanni
e don Rodrigo, Adelphi 1989, pagg. 59-93), prendendo spunto dalle pagine
del Breviario di Mazzarino, la figura dell’onnipotente ministro:
“Il Principe obbedisce alle sue leggi,
guarda al passato, a ciò che è bene e a ciò che è male, dannoso o utile a
rendere più stabile il suo trono. Il politico non ha nessuna fiducia nel
metodo, nella teoria. Esalta il valore del presente, del contingente. La
conquista del potere può nascere dal nulla… E’ docile e furbo, tutto occupato
da problemi pratici di comportamento. La politica non è una scienza, è una
conquista …Egli si afferma mentre il Re, il Principe diventano sempre più ombre
lontane, la cui autorità sempre di più è fantomatica…E’ la società stessa che
fa il politico. Sono gli altri che gli impongono i modi nel fare … Sono gli
altri che gli daranno il suo volto, perché attraverso la conoscenza di sé e
degli altri, in un rapporto continuo, snervante, massacrante, egli possa agire,
e agire appunto sugli altri.”
“Il Seicento è stato il grande secolo
della dissimulazione così come in pittura è stato il secolo dell’ombra, quale
via che conduca alla luce, cioè alla conoscenza. Questo beneficio dell’ombra è
richiesto sia da chi vuol vedere la
realtà per quella che è (ed è quindi punto di partenza per ogni realismo), sia
da chi se ne serve proditoriamente per sottrarsi alla vista altrui, all’altro,
e non solo per salvarsi, ma per offendere. …
La diligenza nel nascondere addolcisce
il veleno, diceva l’Accetto autore di La dissimulazione onesta…Ela
dissimulazione, arte della prudenza, è indispensabile al politico come legge di
vita perché egli non faccia fine miseranda, scegliendo un inutile sacrificio, e
conviene adoperarla non già per l’altrui inganno ma per prevenire gli inganni
altrui e valersene, come antidoto al veleno della frode.”
“Il Seicento è anche il grande secolo in
cui il teatro, nella vasta estensione del termine, ha avuto la sua più alta
esaltazione…Il mondo stesso è un teatro, e il teatro è il mondo…Ma l’elemento
cardine di questa illusione … è l’attore, la cui figura forse nessun’altra
epoca ha esaltato con pari intensità…Anche Mazzarino, primo responsabile della
politica della Francia, fu visto come un grande attore … E la stessa
dissimulazione risulta a volte insufficiente per l’infinita contrastante
varietà dei casi cui il politico è esposto …Quando Mazzarino si vede assalito
da satire, ch’egli chiama nel ricordo forse della sua vita romana ‘pasquinate’,
non potrà non rispondere alle reazione, ai biasimi, ai motteggi dei suoi
detrattori. Non deve fingere d’ignorarle. Sa bene quali obbiezioni nasceranno
da una sua ‘tranquillità affettata’. E la dissimulazione … non basta più. Anzi
deve essere del tutto bandita quando siamo colpiti da ‘sinistri avvenimenti’,
perché gli altri non credano, da quell’apparente forzata imperturbabilità, che
la ‘piaga del cuore’ sia più profonda del consueto. L’arte del politico è
dunque una superiore arte dell’attore …Ma è un’arte della quale nessuno può
insegnarti le regole: e non dispone di una sola maschera…Nella multiforme vita
del politico moderno la metamorfosi è necessaria com’essa è necessaria in
natura.”
“In un paese che formicola di spie, c’è
qualcosa che, più dell’arte dell’attore, più della stessa dissimulazione, deve
considerarsi la sola ancora di salvezza per l’uomo sempre in procinto di
affondare: il culto del segreto…Il ministro, al sommo della scala sociale,
impenetrabile, non visto, nei meandri del suo palazzo, nel suo cabinet, è
ripieno dalla testa ai piedi di segreti che nessuno deve conoscere, e vorrebbe
per contrario il mondo dei sudditi esposto a una luminosità perenne. Nel vasto
campionario degli uomini che gli sfilavano davanti e che non avevano altro da
offrirgli che la loro fisionomia, Mazzarino si fermava su segni precisi…Cercava
di scoprire gli uomini nelle loro abitudini, nelle loro preferenze, nel loro
modo di vestirsi e di atteggiarsi, dando prova di una tale raffinatezza nella
psicologia che svelava un suo istinto di romanziere.”