Risposte a L'uomo che guardava passare i treni di Georges Simenon

 

1. Kees Popinga, il protagonista di questo romanzo scritto nel 1938, è un onesto lavoratore di una cittadina olandese (Groninga), benestante, sposato con due figli. Improvvisamente, la bancarotta fraudolenta del suo principale lo mette di fronte alla prospettiva di un tracollo finanziario, a cui Popinga reagisce in modo del tutto inaspettato: scappa da Groninga, abbandona la famiglia, si rifugia a Parigi, dove a poco a poco si trasforma in serial killer per il solo gusto di farlo e mettere alla prova la polizia. Catturato e rinchiuso in un manicomio criminale continua a giocare con lucida follia con la sua vita senza verità.

 

2. L'uomo che vedeva passare i treni è un vero e proprio viaggio nell'orrore che si cela dietro la rispettabilità borghese e questo è il nodo che lega questo romanzo a tanta parte della letteratura del '900 - l'evento imprevisto che sconvolge l'esistenza, i fantasmi e i mostri dell'inconscio, la frattura tra causa ed effetto nei comportamenti. L'analisi acuta e profonda della psicologia  di Popinga riguarda molto da vicino il secolo appena trascorso e il mistero dell'uomo del '900, schiacciato dall'orrore della storia e reso drammaticamente consapevole che di quell'orrore è anch'egli, in qualche modo parte attiva.

L'abilità di Simenon fa sì che tutto questo diventa materia di una narrazione incalzante ed essenziale, ricca di suspense, senza che la profondità di analisi ne risulti compromessa.