Risposte a A. Moravia, Gli indifferenti, Bompiani 1986
1. In
max 30 righe di foglio protocollo diviso a metà scrivi la trama del romanzo
La
vicenda si svolge in un arco di tempo di quarantotto ore e si svolge quasi
interamente nell'ambito di tre interni borghesi. La situazione iniziale ci
presenta Mariagrazia Ardengo, la madre, i suoi due figli Michele e Carlo,
l'amante della donna Leo Merumeci e infine Lisa, una ex amante di Leo
sospettata dall'amica Mariagrazia di aver riallacciato una relazione con lui.
Leo, invece, stanco della storia con la matura Mariagrazia - quello che lo
tiene legato alla donna è in realtà la prospettiva di impadronirsi della grande
villa con parco dove vive la vedova con i figli - ha messo gli occhi su Carla,
mentre Lisa è attratta dal giovane Michele. Nel corso del romanzo Carla cede
alle pressanti attenzioni di Leo illudendosi di poter così inaugurare una nuova
vita, ma il rapporto viene svelato al fratello Michele, non del tutto
disinteressatamente, da Lisa. Il giovane tenta di far nascere in sé il senso
dell'onore offeso e di infrangere così l'indifferenza che lo soffoca, ma il
tentativo di uccidere Merumeci si risolverà in un fallimento. Leo, sorpreso in
flagrante con Carla, propone un matrimonio riparatore: Mariagrazia e Michele si
adatteranno, anzi, Michele diverrà l'indifferente amante di Lisa.
2.In
max 4 colonne di foglio protocollo diviso a metà scrivi il commento del romanzo
Gli indifferenti, il primo romanzo di
Moravia, pubblicato nel 1929 quando l'autore aveva solo 22 anni; ebbe uno
strepitoso successo, tanto da ottenere cinque edizioni in pochi mesi, prima di
essere bloccato dalla censura fascista: pur non volendo essere un romanzo di
denuncia finì per rappresentare una delle più violente accuse contro il mondo
borghese del primo Novecento in procinto di precipitare nel baratro del
fascismo. La violenta critica della corruzione della borghesia italiana sotto
il fascismo - ciò che conta è il sesso e il denaro - è osservato con
accanimento da Moravia: un mondo vuoto e indifferente che imprigiona negando
ogni alternativa, ogni possibilità di scampo. "Come ha più volte
dichiarato, Moravia pensava allora alla tragedia come alla forma più alta della
letteratura e mirava a 'scrivere una tragedia in forma di romanzo': per questo
l'azione, concentrata in sedici capitoli, si svolge in uno spazio e in un tempo
ristretti, nelle vicende di una famiglia della buona borghesia, di cui vengono
seguite due giornate nel chiuso orizzonte dei salotti romani, con soli cinque
personaggi principali. Questi personaggi sono però indifferenti ai valori e
alle forze necessarie al manifestarsi di una vera tragedia: il romanzo è
'tragedia impossibile', una struttura che svela il carattere non tragico,
impuro e volgare del mondo borghese. Le vicende si svolgono in interni pieni di
oggetti allucinati e privi di spessore: lo spazio appare astratto e squadrato,
paragonabile a quello della pittura cubista; le figure umane non sono che
manichini, mossi da una forza assurda a cui restano estranei e appunto 'indifferenti'.
Questo mondo appare l'unico possibile: dai suoi aspetti iniqui, torbidi e
volgari, che avvelenano ogni gesto e ogni rapporto, è impossibile uscire; la
vita si svolge con un effetto di morte, in una prigione in cui ciascuno si
ostina a cercare soddisfazioni sordide e cupe, a seguire appetiti e desideri
che sempre si rivelano meschini, ottusi, ciechi - l'amore e il sesso rientrano
pienamente in questa prospettiva"
(Ferroni).
"La
struttura del romanzo è bipartita: nei primi otto capitoli il narratore è
esterno, mentre dal capitolo nono tale compito è affidato a Michele, la cui
'indifferenza' (motivo chiave dell'intera storia e motivo centrale della
sensibilità e della cultura moderna) diviene anche l'ottica da cui è osservata
la vicenda. Il tono distaccato e crudamente cronachistico, la prosa monocroma e
disadorna tendono a riprodurre appunto la passività e l'assenza di valori dei
protagonisti, incapaci di rapporti sinceri e chiusi nella loro solitudine e
alienazione" (Segre). Il tema dell'indifferenza rievoca l'inettitudine di
Zeno Cosini di Svevo e si radica nella medesima atmosfera culturale.